ISSN: 2974-9999
Registrazione: 5 maggio 2023 n. 68
presso il Tribunale di Roma
RACCOLTA
RIFORMA ELETTORALE
Audizioni al Senato per il disegno di legge 1971
Audizione al Senato

Questa legge elettorale è un’anticipazione del premierato

16 settembre 2026
L’impianto delineato dalla riforma elettorale introduce un “premierato di fatto” per via ordinaria che comprime le prerogative del Capo dello Stato e altera la forma di governo. 
ABSTRACT

Nelle numerose audizioni che si svolgeranno in questa Commissione avrete modo di ascoltare svariate valutazioni di merito da parte degli auditi. A me pare utile aggiungere alcune considerazioni di metodo che non considero personalmente affatto irrilevanti.

Prima ancora che iniziassero le audizioni parlamentari è accaduto un fatto insolito ma non per questo meno importante, che vi voglio segnalare. 160 costituzionalisti tra i quali ci sono alcuni tra i più autorevoli insegnanti delle principali università italiane, hanno ritenuto di sottoscrivere un appello rivolto a Parlamento e Governo che sottolineava le principali criticità della proposta di legge. Il titolo dell’appello era così formulato: Torniamo alla Costituzione.

So che qualcuno dei presenti potrà rilevare che altri costituzionalisti hanno espresso opinioni diverse. È normale che questo accada, ma non fermatevi a questa considerazione, date peso in questo caso, all’imponente convergenza di valutazioni negative e cercate di tenerne conto perché quei giudizi ove non facessero breccia su di voi potrebbero farla sulla Corte costituzionale che potrebbe pronunciarsi una terza volta in pochi anni su una legge elettorale che interviene a poca distanza dalle elezioni. Posso dirvi sulla base della mia lunga esperienza che una presa di posizione così consistente ed incisiva non si era mai verificata in precedenza.

Non è la prima volta che una legge elettorale viene approvata a ridosso delle elezioni, ma è certo che questa scelta contrasta nettamente con quanto di richiesto dal Consiglio d’Europa e dalla Commissione di Venezia.

Si potrebbe anche concepire che una legge elettorale venga approvata in disprezzo di queste indicazioni, ma in considerazione della sua natura, sarebbe stato opportuno coinvolgere in maniera sostanziale le opposizioni, dato che in fondo la legge elettorale è una legge di sistema, di sicuro rilievo costituzionale.

Domandiamoci anche quante volte sono state cambiate le leggi elettorali negli ultimi trent’anni. Prima il Mattarellum, poi il Porcellum, poi ancora l’Italicum, quindi il Rosatellum ed ora il Melonellum o Stabilicum. Un fatto singolare non può che colpire preliminarmente. Questo Governo si vanta frequentemente del record di stabilità raggiunto nel confronto con tutti i precedenti Governi della Repubblica, eppure è lo stesso Governo a cercare la stabilità con un’altra legge elettorale. Dobbiamo parlare di insicurezza o forse di qualcos’altro?

Ci siamo chiesti poco sopra quante volte sia intervenuta la Corte costituzionale sulle nostre leggi elettorali. Già due volte nel giro di pochi anni. Sul Porcellum, dopo le elezioni e sull’Italicum prima. La maggioranza ha l’aria di voler approvare presto questa legge elettorale, ma non si può escludere che la Corte costituzionale possa intervenire e, in questo caso, se intervenisse, certamente lo farebbe prima.

Ci sono alcune incostituzionalità molto probabili in questa legge e dicendo questo mi ricollego a quanto è stato detto nell’appello dei 160 costituzionalisti e in moltissimi interventi che è stato possibile leggere già nelle audizioni della Camera.

Avrete letto tutti, nei giorni scorsi, le simulazioni fatte da IPSOS per il Corriere della Sera. Non solo abbiamo la conferma che il premio è abnorme, e che uno scarto anche di pochissimi voti potrebbe determinare uno scarto di 40/80 seggi rispettivamente al Senato e alla Camera. Un vero terno al lotto che annichilisce ogni forma di seria rappresentanza.

Il Sondaggio di Pagnoncelli / Fonte Corriere della Sera

 

Voglio fare un paio di considerazioni collegate al premio enorme, all’indicazione del Premier e ad una forza politica di recente costituzione che si colloca all’estrema destra.

Molti analisti politici si interrogano sulle probabilità che Futuro nazionale possa collegarsi allo schieramento di centro destra. accettando di indicare il candidato o la candidata comune.

Quest’ipotesi è testualmente considerata proprio da Pagnoncelli e la sua presenza o meno potrebbe esser determinante per il conseguimento del premio.

Mi domando che cosa potrebbe succedere se questa forza politica, magari con una dose di spregiudicatezza decidesse di allearsi al momento delle elezioni, con gli altri partiti di centro destra, proprio per conseguire il premio con i consistenti vantaggi che ne derivano.

Mi domando anche se sia ipotizzabile che dopo il voto, una volta raggiunto lo scopo, questa stessa forza politica con i suoi voti maggiorati, se ne vada candidamente all’opposizione.

L’enorme dimensione del premio lascerebbe contenti tutti i partecipanti. Futuro nazionale sarebbe libero di far pesare i suoi voti maggiorati al momento opportuno (magari per condizionare la scelta del Presidente della Repubblica); le altre Forze politiche, pur con una consistenza minore del previsto, resterebbero con un pacchetto di voti sufficienti a governare, dato che il premio ha il vantaggio secondario di comprimere sensibilmente le forze perdenti, come consistenza parlamentare.

Non c’è nessuna disposizione in grado di impedire un comportamento di questo genere, dato che il comportamento descritto si risolverebbe solo in un aggiramento ammissibile delle disposizioni proposte. Gli unici beffati sarebbero i cittadini elettori votanti per la coalizione minoritaria. La coalizione vincente resterebbe nella sua integrità per lo spazio di un mattino, ma sfruttando il premio abnorme potrebbe facilmente dividersi dopo il voto e giocare candidamente su più tavoli.

Proporzionalità, ragionevolezza, uguaglianza sono tutti principi costituzionale che andrebbero calpestati. Il terno al lotto risulta aggravato dai risultati paradossali che deriverebbero dalla c.d “norma anti‑cespugli” approvata alla Camera.

La cifra elettorale decisiva del premio potrebbe essere addirittura capovolta in maniera clamorosa e casuale. E da ultimo consentitemi di osservare che nei giorni scorsi il Ministro per i rapporti con il parlamento, on. Luca Ciriani ha candidamente confessato che questa legge elettorale è un’anticipazione del premierato. Questa è la dichiarazione testuale.

Anche su questo aspetto sarà interessante conoscere l’opinione della Corte costituzionale. Il premierato per i suoi contenuti, destinati ad incidere sulla forma di Governo era una legge di revisione costituzionale che è stata fermata dopo l’approvazione in una Camera.

Ora con la legge elettorale che com’è noto è una legge ordinaria si dichiara da un membro del Governo che si intende raggiungere lo stesso scopo. Non vi appare come un aggiramento clamoroso della Costituzione e del sistema delle fonti. Che cos’altro servirebbe ai giudici della Consulta per affossarla. Vi consiglio di tenerne conto.

E infine come non considerare che se fosse approvata una legge così pericolosa per gli equilibri democratici si potrebbe andare a votare con un sistema di informazione pubblica privo di indipendenza ed in contrasto non solo con i principi costituzionali ma anche con le regole del Freedom Act europeo. Una combinazione in grave contrasto con le regole dello Stato di diritto.

“Torniamo alla Costituzione”. Appello di 160 costituzionalisti sulla legge elettorale. Noi professori di Diritto costituzionale riteniamo necessario esprimere una forte preoccupazione per la proposta di riforma della legge elettorale attualmente all’esame della Camera dei Deputati. Essa presenta rilevanti criticità dal punto di vista costituzionale, a partire da un’impostazione di fondo non conciliabile con i principi della democrazia rappresentativa. La legge elettorale non è una legge ordinaria come le altre: incide direttamente sul5 rapporto tra corpo elettorale e Parlamento, sull’eguaglianza del voto e sull’equilibrio complessivo della forma di governo. È grave il fatto che ancora una volta si vogliano modificare le regole elettorali quasi alla vigilia del voto e soprattutto, dopo il risultato della straordinaria partecipazione al referendum, si voglia costruire un sistema elettorale che, anziché combattere l’astensionismo, rischia di incrementarlo, con meccanismi quali le liste bloccate e un premio abnorme, che allontanano i cittadini dal voto e dalla partecipazione democratica, trasformando le elezioni in un plebiscito per la scelta di un capo e dei suoi sostenitori. Tre sono i punti più critici. Il primo riguarda il premio di governabilità o di maggioranza. La giurisprudenza della Corte costituzionale non ha escluso in assoluto la possibilità di meccanismi premiali, ma li ha sottoposti a condizioni rigorose: il premio deve essere proporzionato, deve operare in presenza di una soglia ragionevole di consenso e deve essere effettivamente idoneo a perseguire l’obiettivo della governabilità. Il pericolo maggiore sta nel fatto che il premio possa risultare eccessivo, fino a portare la lista o coalizione vincente verso il 60% dei seggi, incidendo così anche sulle “maggioranze di garanzia” previste dall’ordinamento costituzionale. Altro aspetto fortemente critico è quello dell’incompatibilità del premio con il bicameralismo disciplinato dalla Costituzione. Il secondo profilo riguarda l’aver pensato un sistema basato unicamente su liste bloccate, e che consente pluricandidature (fino a cinque collegi!). La proposta accentua i difetti principali dell’attuale sistema, affidando l’intera selezione dei parlamentari a liste bloccate e introducendo un premio potenzialmente abnorme e rigido con l’attribuzione di 70 e 35 seggi assegnati rispettivamente nelle due Camere prescindendo dall’esito del voto per le diverse liste. Un sistema fondato integralmente su liste bloccate, aggravato da pluricandidature e da liste premiali di dimensione sostanzialmente nazionale, consegna ancora una volta la selezione dei parlamentari alle leadership di partito e svuota il rapporto tra elettori ed eletti. Il terzo profilo riguarda l’indicazione preventiva del candidato alla Presidenza del Consiglio, che contrasta con i principi che reggono nel nostro ordinamento la nomina del Governo, che dipende dagli equilibri parlamentari risultanti dalla composizione delle Camere, oltre che dall’esercizio delle prerogative del Presidente della Repubblica, ai sensi dell’art. 92 Cost. e dal successivo rapporto fiduciario con il Parlamento. È proprio dalla combinazione di questi fattori che scaturisce un Premierato di fatto, prospettiva che dopo il risultato referendario sembrava ormai abbandonata. Per queste ragioni, riteniamo che la proposta di legge elettorale all’esame della Camera dei deputati sia gravemente lesiva dei valori costituzionali, aggravi il distacco tra cittadino ed istituzioni e rafforzi le preoccupazioni per la crisi del Parlamento. È nostro dovere di costituzionalisti segnalare all’opinione pubblica che questo progetto di riforma elettorale costituisce una forzatura inaccettabile delle regole democratiche e costituzionali.

Torniamo alla Costituzione. Appello di 160 costituzionalisti sulla legge elettorale

Noi professori di Diritto costituzionale riteniamo necessario esprimere una forte preoccupazione per la proposta di riforma della legge elettorale attualmente all’esame della Camera dei Deputati. Essa presenta rilevanti criticità dal punto di vista costituzionale, a partire da un’impostazione di fondo non conciliabile con i principi della democrazia rappresentativa. La legge elettorale non è una legge ordinaria come le altre: incide direttamente sul rapporto tra corpo elettorale e Parlamento, sull’eguaglianza del voto e sull’equilibrio complessivo della forma di governo.

È grave il fatto che ancora una volta si vogliano modificare le regole elettorali quasi alla vigilia del voto e soprattutto, dopo il risultato della straordinaria partecipazione al referendum, si voglia costruire un sistema elettorale che, anziché combattere l’astensionismo, rischia di incrementarlo, con meccanismi quali le liste bloccate e un premio abnorme, che allontanano i cittadini dal voto e dalla partecipazione democratica, trasformando le elezioni in un plebiscito per la scelta di un capo e dei suoi sostenitori.

Tre sono i punti più critici.

Il primo riguarda il premio di governabilità o di maggioranza. La giurisprudenza della Corte costituzionale non ha escluso in assoluto la possibilità di meccanismi premiali, ma li ha sottoposti a condizioni rigorose: il premio deve essere proporzionato, deve operare in presenza di una soglia ragionevole di consenso e deve essere effettivamente idoneo a perseguire l’obiettivo della governabilità. Il pericolo maggiore sta nel fatto che il premio possa risultare eccessivo, fino a portare la lista o coalizione vincente verso il 60% dei seggi, incidendo così anche sulle “maggioranze di garanzia” previste dall’ordinamento costituzionale. Altro aspetto fortemente critico è quello dell’incompatibilità del premio con il bicameralismo disciplinato dalla Costituzione.

Il secondo profilo riguarda l’aver pensato un sistema basato unicamente su liste bloccate, e che consente pluricandidature (fino a cinque collegi!). La proposta accentua i difetti principali dell’attuale sistema, affidando l’intera selezione dei parlamentari a liste bloccate e introducendo un premio potenzialmente abnorme e rigido con l’attribuzione di 70 e 35 seggi assegnati rispettivamente nelle due Camere prescindendo dall’esito del voto per le diverse liste.

Un sistema fondato integralmente su liste bloccate, aggravato da pluricandidature e da liste premiali di dimensione sostanzialmente nazionale, consegna ancora una volta la selezione dei parlamentari alle leadership di partito e svuota il rapporto tra elettori ed eletti.

Il terzo profilo riguarda l’indicazione preventiva del candidato alla Presidenza del Consiglio, che contrasta con i principi che reggono nel nostro ordinamento la nomina del Governo, che dipende dagli equilibri parlamentari risultanti dalla composizione delle Camere, oltre che dall’esercizio delle prerogative del Presidente della Repubblica, ai sensi dell’art. 92 Cost. e dal successivo rapporto fiduciario con il Parlamento.

È proprio dalla combinazione di questi fattori che scaturisce un Premierato di fatto, prospettiva che dopo il risultato referendario sembrava ormai abbandonata.

Per queste ragioni, riteniamo che la proposta di legge elettorale all’esame della Camera dei deputati sia gravemente lesiva dei valori costituzionali, aggravi il distacco tra cittadino ed istituzioni e rafforzi le preoccupazioni per la crisi del Parlamento.

È nostro dovere di costituzionalisti segnalare all’opinione pubblica che questo progetto di riforma elettorale costituisce una forzatura inaccettabile delle regole democratiche e costituzionali.

I firmatari