ISSN: 2974-9999
Registrazione: 5 maggio 2023 n. 68
presso il Tribunale di Roma

Le corde del cuore

La musica ha la capacità di trasformarci, di commuoverci, di trascinarci con sé e di farci cambiare posizione, pensieri e sentimenti. Perfino a prendere decisioni nella vita
31 ottobre 2026
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Maria Veniaminovna Yudina

Maria Veniaminovna Yudina

ABSTRACT

La musica ha la capacità di trasformarci, di commuoverci, di trascinarci con sé e di farci cambiare posizione, pensieri e sentimenti. Perfino a prendere decisioni nella vita. Un ricercatore che ha studiato questo fenomeno lo ha descritto così:

Una canzone ha l’inspiegabile potere di sintetizzare in tre o quattro minuti un momento straordinario della vita di qualcuno. Quando sentiamo di sorpresa “quella” canzone alla radio, emozioni come desiderio, gioia, tristezza o nostalgia vengono in mente e possono cambiare l’umore della giornata, spingendo persino qualcuno ad agire o, in alcuni casi, a ripensare alla propria esistenza. Ma spesso questa esperienza (non giudicata) finisce non appena inizia quella successiva. Ma, se si ascolta veramente una composizione, anche forse per la prima volta, questa può essere così sorprendente da diventare un punto di riferimento per ricordi, sensazioni, e decisioni future. (cfr. G. Junior, Bellissimi Cardinali, Rivista FAPESP 120)

Perché è così? Il nostro cuore è fatto come che di corde e quando queste sono accordate nella giusta armonia, tutto il nostro essere ne viene commosso. Il cuore umano è fatto per qualcosa, qualcuno che è al di fuori di esso, al di là di esso, e il nostro cuore sarà sempre alla ricerca di questo Altro, questo di più. Sant’Agostino diceva: «Il nostro cuore è fatto per te, Signore, ed è inquieto finché non riposa in te» (Confessioni I, 1,1).

Tutti gli esseri umani sono così, sia che abbiano fede o no. C’è una canzone molto famosa, Hallelujah, di Leonard Cohen, che racconta la storia del re Davide e dice che Dio, commosso dagli accordi che Davide compose mentre suonava la sua lira, è diventato suo amico per sempre:

Now I’ve heard there was a secret chord
That David played, and it pleased the Lord
But you don’t really care for music, do you?
It goes like this
The fourth, the fifth
The minor fall, the major lift
The baffled king composing Hallelujah

Bisogna saper riconoscere questi momenti meravigliosi con intelligenza e attenzione, con cura di sé. In esse non è contenuta solo un’esperienza profonda di felicità, ma anche la scoperta della giusta direzione nella vita, in sintonia con il nostro “io”.

Il mondo di oggi ci confonde e ci priva di questi momenti di verità, regalandoci spazi e tempi illusori, che possono entusiasmarci, ma non stupirci. Bisogna saper riconoscere l’immensa differenza che esiste tra essere emozionati da qualcosa ed essere stupiti. La prima è un’esperienza alienante e momentanea, la seconda invece, è secondo il nostro cuore. Questa esperienza è come una preghiera: ci mette in contatto con l’infinito, con l’esterno del tempo, con la verità del tempo. E con il vero desiderio di felicità che vive nei nostri cuori.

C’è una storia incredibile che riguarda una delle più grandi pianiste russe del XX secolo, Marija Judina. Marija era ebrea e si era convertita alla Chiesa ortodossa in giovane età. La sua storia è molto toccante: ha vissuto la sua vita vedendo i suoi amici artisti e scrittori arrestati e uccisi dal regime. Ma nessuno ebbe mai il coraggio di toccarla fino alla fine della sua vita...

Suonava il piano forte a volte anche al fronte di guerra per i soldati e si è sparsa la voce che loro la proteggevano, senza che lei abbia mai nascosto la sua chiara posizione contraria al regime. Proibita di fare concerti pubblici, dimessa dal conservatorio dove insegnava, viveva in una grandissima povertà.

Una sua cara amica, Evgenija Otten, il cui il marito era stato fucilato e lei stessa arrestata e vissuta per 19 anni nel lager, descrive così le performance musicale di Marija, citando un critico musicale: «nella vita esistono momenti indimenticabili; mantenersi a lungo a quest’altezza è impossibile, ma anche dimenticarla diventa impossibile».[1] I suoi ascoltatori definivano l’esecuzione di Marija come «l’avvenimento di un’esperienza personale, interiore». Dicevano che tra lei e gli ascoltatori, si instaurava un dialogo, un concorso di creatività in cui la genialità dell’artista ha il dono di saper evocare la capacità conoscitiva più preziosa che è insita in noi – nell’esecutore e nell’ascoltatore, e cioè lo stupore. Facendo irruzione con la sua potenza spirituale nella percezione dell’ascoltatore, Marija la elevava e la approfondiva scardinandone i confini naturali, consueti, e faceva scoprire all’ascoltatore potenzialità che erano sconosciute a lui stesso. Il suo genio aveva la capacità di rivelare l’umano, consentire alla persona di scoprire dentro di sé qualcosa che non sapeva di custodire. E, così, compiva il suo dialogo profondo con i cuori degli ascoltatori. Lei stessa diceva

«avverto fortissima la necessità artistica e morale di dire qualcosa all’uditorio, di comunicargli un messaggio di luce e bellezza, che sia comprensibile pur nella sua “misteriosità”».

Si dice che una delle sue esecuzioni più famose sia stata il Concerto n. 23K 488 di Mozart, di cui lei eseguiva il secondo movimento, interpretandolo come un requiem per i suoi amici e le tante vittime dei campi di concentramento, uccisi da Stalin. Un giorno Stalin ascolta alla radio la sua esecuzione di questo concerto e ne rimane così stupito che chiede di acquistare immediatamente il disco. Ma la registrazione non esisteva perché il concerto era stato trasmesso in diretta (a lei era stato proibito dal regime di registrare).

Così, i commissari della radio convocano d’urgenza Marija e l’orchestra, senza avere il coraggio di spiegare a Stalin che la pianista, non conformata all’ortodossia politica del dittatore, non era molto conosciuta e il disco non esisteva... Il concerto è registrato in fretta e furia in una notte e il disco, fatto in poche copie, è così consegnato all’illustre ammiratore.

Stalin è generoso e invia una grossa somma di denaro alla pianista. Marija gli invia una lettera di risposta dicendo:

«Ti ringrazio moltissimo per il tuo aiuto, Iosif Vissarionovič. Pregherò giorno e notte per te e chiederò a Dio di perdonare i tuoi gravi peccati contro il popolo e la nazione. Dio è misericordioso, ti perdonerà. Donerò il denaro per il restauro della mia parrocchia».

Si dice che il disco del suo concerto fosse sul grammofono di Stalin quando lui fu trovato morto[2]. Era esattamente la musica che lei suonava in memoriam per i milioni di persone uccise dalle sue atrocità...

 



[1] Cfr. G. Parravicini, Marija Judina, più della musica, Milano, La casa di Matriona, 2010, p. 64.

[2] cfr. G. Parravicini, Marija Judina, più della musica, Milano, La casa di Matriona, 2010, p. 81.