ISSN: 2974-9999
Registrazione: 5 maggio 2023 n. 68
presso il Tribunale di Roma

Lettera aperta agli Avvocati sostenitori (con disagio) del Sì

27 febbraio 2026
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ABSTRACT

Gentili Avvocati,

nelle mie quotidiane chiacchierate informali nelle aule del Palazzo di giustizia, colgo in alcuni di voi un certo disagio nel sostenere le ragioni del Sì; nel ritenere, in particolare, che il nuovo assetto costituzionale dell’Ordine Giudiziario sia un bene per il nostro Paese, per il futuro nostro e per quello dei nostri figli, che è poi ciò che in ultima analisi realmente conta.

Traspare evidente, ai miei occhi beninteso, che non avete certezze assolute ed anzi, per alcuni di Voi, è difficile nascondere che il dubbio vi tormenta.

Ed allora mi rovesciate addosso una, per me dolorosa, aneddotica sulle vergognose gesta di non pochi miei colleghi magistrati, requirenti e giudicanti.

Come a dire che un sistema che tollera lassismo e nefandezze non può essere difeso e che, dunque, la riforma va condivisa,

 

Ai vostri interrogativi rispondo, senza esitazioni, che conosco bene i grandi errori della magistratura associata e, ancor di più, conosco gli errori del Consiglio Superiore della Magistratura.

E che provo vergogna per quelle maggioranze del Consiglio Superiore della Magistratura responsabili di scelte irresponsabili.

Aggiungo ancora che, personalmente, non provo alcun sollievo nel ritenere ed affermare che le chiusure e le cadute corporative sono un male comune che affligge tutti gli ordini professionali, dall’avvocatura al mondo accademico e non solo.

Ma anche che, per evidenti ragioni, mal comune non è mezzo gaudio.

Nessuna persona di buon senso immagina, però, che possa essere una soluzione la scelta per sorteggio dei componenti degli organi rappresentativi di tutti i corpi intermedi.

 

I cattivi magistrati (quelli incapaci e quelli indegni) andrebbero cacciati via o, comunque, messi nelle condizioni di non nuocere ed all’Avvocatura, già da decenni, avrebbero dovuto essere attribuite maggiori responsabilità nelle valutazioni dei magistrati giudicanti e di quelli del pubblico ministero. Idea quest’ultima alla quale si è sempre opposta, con miopia, la maggioranza della magistratura associata.

Ma il rimedio non è quello del sorteggio, del gratta e vinci, un rimedio che potrebbe consegnare al Consiglio Superiore della Magistratura magistrati mediocri o del tutto inadeguati sui temi ordinamentali.

Prima di sostenere il contrario, Gentili Avvocati, concentratevi un attimo, ma fatelo davvero, su un Consiglio dell’Ordine degli Avvocati composto da sorteggiati fra tutti (dico tutti) i Vostri colleghi.

Provate quanto meno disagio? O l’idea vi lascia indifferenti?

Lo sapete che la sorte potrebbe anche essere beffarda?

La domanda è retorica, perché lo sapete certamente, ne sono sicuro; e, se lo sapete, perché allora non suggerite rimedi, piuttosto che aderire alla soluzione individuata dai novelli riformatori, una soluzione che conduce alla irrilevanza del governo autonomo della magistratura o a qualcosa di peggio?

Se è questo, però, ciò che volete, allora ditelo apertamente e considerate inesistenti queste mie considerazioni.

 

C’è chi sostiene che questa riforma realizza un sogno ed allora, come prima sollecitazione al nostro foro interno, dobbiamo chiederci se quel sogno di giustizia è anche il nostro.

So certamente che quel sogno non è il mio e sono convinto, scusate la presunzione e la franchezza, che quel sogno non è neppure il Vostro; non può essere il Vostro perché non è un sogno di giustizia.

C’è, poi, una questione di metodo: vi pare giusto che l’assetto dell’Ordine Giudiziario, così come voluto dai Padri Costituenti e, fra questi, non pochi veri e propri giganti del diritto, diventi quello riscritto in Via Arenula e poi approvato, senza un reale dibattito, dai due rami del Parlamento?

Vi pare corretto intervenire sulla Legge fondamentale della Repubblica a colpi di risicate maggioranze, senza neppure tentare di coinvolgere per un testo condiviso uno schieramento più ampio delle forze politiche? Per poi sottoporre al giudizio del corpo elettorale un inscindibile pacchetto di dirompenti novità, che devono essere necessariamente valutate nel loro significato complessivo, con inevitabili letture demagogiche e fuorvianti?

E così, rispetto ai lavori dell’Assemblea Costituente consegnati alla storia in eleganti volumi che impreziosiscono le nostre biblioteche, abbiamo oggi gli inviti di mediocri opinionisti e di finti statisti a riflettere su Garlasco, che assolutamente nulla c’entra con la posta in gioco.

 

Voi crede davvero che sarà possibile rimediare se si concretizzeranno gli allarmi sulla rottura dell’equilibrio fra poteri voluto dai Costituenti?

Che senso ha fornire assicurazioni al riguardo, quando è evidente che una cattiva riforma costituzionale peggiorerà ogni cosa in modo sostanzialmente irreversibile?

Non avvertite forte alcuna responsabilità nel dare il Vostro sostegno ad un vero e proprio azzardo istituzionale? ad una riforma che, indebolendo l’organo di governo autonomo, perché è questo l’obiettivo evidente, indebolirà ogni singolo Giudice, che sarà più solo e meno Giudice nel decidere i contrasti fra potenti di ogni genere e soggetti deboli?

Non dovrebbe essere questa una preoccupazione condivisa dalla maggior parte dell’avvocatura a tutela dei diritti di tutti?

Mi permetto allora di suggerirvi di valutare, nelle loro giuste proporzioni, le tante anomalie di un sistema che non sempre è stato autorevole, di non perdonare e di non dimenticare ma di dare il giusto peso a ciò che hanno fatto magistrati mediocri o indegni della toga che indossano; di immaginare e pretendere rimedi ma di non contribuire a gettare il bambino con l’acqua sporca.

Di interrogare solo la Vostra coscienza di donne e uomini in toga e di dare retta solo alla Vostra coscienza.

Con l’auspicio e l’augurio di ritrovarvi dalla parte giusta.