ISSN: 2974-9999
Registrazione: 5 maggio 2023 n. 68
presso il Tribunale di Roma

Il Presidente della Scuola Superiore della Magistratura

21 aprile 2026
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Foto di Qasinka tratta da Wikimedia Commons / CC BY-SA 4.0
ABSTRACT

La Scuola Superiore è sorta nel 2006, istituita con un decreto legislativo (numero 26 del 30 gennaio 2006) varato da un governo non particolarmente amico, che intendeva in tal modo recidere il legame fra Consiglio Superiore e formazione dei magistrati: intento e ragioni di recente replicati quando si è tentato di cancellare – con l’ ”estrazione a sorte“ dei componenti – il rapporto fra rappresentanza e governo autonomo.

Chi c’era, in quel periodo, sicuramente ricorda le tensioni che accompagnarono allora l’intento – realizzato – di sottrarre al Csm la prerogativa della formazione e, con la formazione, quello che era considerato e rappresentato come un ambito di esplicazione ed attuazione di logiche di potere correntizio, di spartizione clientelare di incarichi, di scelte didattiche orientate a opzioni culturali di parte.

La legge istitutiva è stata attuata nel 2012, con la indicazione delle sedi della Scuola e la nomina del primo Comitato Direttivo.

Il Consiglio Superiore, con valutazione lungimirante ispirata, se ne deve dare atto, a visione di lunga prospettiva – nonostante il manifesto e allora quotidianamente tangibile rimpianto per la subita “sottrazione” di una funzione rilevantissima, che fra l’altro favoriva concretamente il contatto personale diretto dei consiglieri con la quasi totalità dei magistrati in servizio – ha individuato fra i componenti di sua pertinenza, scegliendolo per l’unico posto di professore universitario di competenza, una personalità di assoluto prestigio personale e professionale, il professor Valerio Onida, Presidente emerito della Corte costituzionale.

Il Comitato Direttivo non ha quindi esitato ad individuare in lui la persona capace non solo di guidare il gruppo composito che si era formato all’esito delle nomine consiliari e delle scelte ministeriali ma, soprattutto, di rappresentare con la sua autorevolezza istituzionale tutto l’impegno e la serietà con la quale la Scuola si accingeva a svolgere il suo ruolo, costruendo dal nulla – le prime riunioni per la redazione dello statuto tenute presso l’abitazione privata di un componente del Direttivo – l’ “ente autonomo con personalità giuridica di diritto pubblico”, titolare “in via esclusiva” della funzione di formazione ed aggiornamento dei magistrati.

Il Presidente ha così da subito impersonato, anche per il ruolo già ricoperto ai vertici dello Stato, il compito istituzionale della Scuola, la garanzia di autonomia della sua azione, la sua impenetrabilità a condizionamenti esterni di qualsiasi tipo.

L’autorevolezza del Presidente emerito della Corte costituzionale, la sua posizione di assoluta superiorità rispetto a qualsiasi differente esperienza, la sua totale dedizione all’istituzione, la sua distanza da qualsiasi diverso interesse derivata dalla sua funzione di giudice delle leggi e garante della Costituzione, hanno consentito alla Scuola di inserirsi a pieno titolo nel dialogo fra istituzioni e confrontarsi paritariamente con le parallele strutture di formazione, svolgendo in piena autonomia i compiti assegnatile dalla legge.

La saldezza ed il prestigio della Scuola strettamente uniti alla figura del suo vertice hanno quindi “naturalmente” condotto alla instaurazione della prassi istituzionale, da lì sempre rispettata sia dal Csm sia dal Ministro, della nomina a componente del Comitato Direttivo di un Presidente emerito della Corte costituzionale, la cui rappresentatività istituzionale va oltre l’attualità della funzione per garantire il perseguimento della missione della Scuola, la formazione dei magistrati, nell’ambito di un contesto costituzionalmente sensibile.

La elezione a Presidente della Scuola da parte del Comitato Direttivo del componente Presidente emerito della Corte costituzionale è stata parte integrante della prassi istituzionale di cui si è detto: e così a Valerio Onida sono succeduti i Presidenti emeriti Gaetano Silvestri, Giorgio Lattanzi, Silvana Sciarra, tutti designati all’unanimità o per acclamazione.

È stata questa la reiterata conferma che la presidenza della Scuola Superiore della Magistratura pretende, all’interno, la massima espressione di cultura costituzionale, di equilibrio, di imparzialità, di libertà da condizionamenti di qualsiasi natura.

È compito del Presidente assicurare la “laicità” nelle scelte formative concernenti il programma, metodologie e docenza, incentivare e favorire la leale collaborazione fra le varie componenti del Comitato Direttivo ed il loro proficuo confronto: risultati dei quali autorevolezza ed esperienza di gestione delle pluralità di un Presidente emerito della Corte costituzionale garantiscono il conseguimento.

La presidenza della Scuola pretende poi, all’esterno, che chi ne sia investito possiede un elevatissimo livello di rappresentatività che sempre faccia percepire e mostrare palese il ruolo, la collocazione istituzionale e l’indipendenza dell’Ente, capace di confrontarsi con tutte le istituzioni e con tutti gli organi nazionali e internazionali operanti nell’ambito della formazione dei magistrati: ed ancora una volta la figura che incarna simili caratteri è quella individuata dalla prassi istituzionale di cui si è detto, che investe della presidenza un Presidente emerito della Corte costituzionale, il cui profilo è incomparabile rispetto ad altre esperienze.

Desta sorpresa, pertanto, la recente decisione del Comitato Direttivo che – contraria la maggioranza dei togati – non ha confermato la Presidente Silvana Sciarra per il secondo biennio del mandato e l’ha sostituita con un altro componente laico, per la prima volta nella storia della Scuola non proveniente dal Palazzo della Consulta.

Si è quindi superata la prassi istituzionale di cui si è detto insieme alle ragioni che l’hanno determinata.

Si coglie un mutato atteggiamento, rispetto al passato, della componente laica e della percezione del suo ruolo all’interno dell’Ente.

Tempi e questioni nuove, finora sconosciute, attendono la Scuola.