ISBN 978-88-548-2217-7 ISSN: 2036-5993 Registrazione: 18/09/2009 n.313 presso il Tribunale di Roma

Editoriale:Cedu e cultura giuridica italiana

Giustizia Insieme prosegue il suo progetto volto a favorire una  cultura quanto più possibile condivisa  fra gli operatori del diritto attorno al ceppo dei valori umani di una società divenuta estremamente complessa per fattori di varia natura.

In questa prospettiva, restringendo il campo di osservazione al binomio “giustizia-diritti” si è così pensato di dedicare un ciclo di approfondimenti sui temi che ruotano attorno alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Una scelta, questa, che affonda in ragioni di vario ordine.

Per un verso, si va diffondendo sempre di più l’idea che l’immagine del giurista cresciuto a "pane e Costituzione" oggi abbia subito una lenta metamorfosi per nulla rivolta a sminuire il ruolo centrale della Costituzione quanto ai diritti, ma semmai a mostrare quanto sia proprio la Costituzione e la lettura che di essa viene fornita ad aprire la porta ai diritti di matrice convenzionale. Sono note a molti, del resto,  le reazioni  - spesso di segno opposto - prodotte da  numerose sentenze della Corte di Strasburgo che hanno contribuito a ridisegnare materie e diritti in modo incisivo, facendo spesso da "apripista" ad interventi non meno incisivi della Corte costituzionale. Insomma, il notevole impatto della CEDU nei sistemi nazionali non è ormai solo un fenomeno studiato dalla dottrina specialistica( di recente J. Gerards, European Convention on human rights, Cambridge, 2019, 2 e, in precedenza, H.Keller e A. Stone Sweet, Assessing the impact of the ECHR on national legal systems, in  H.Keller e A. Stone Sweet, A Europe of rights. The impact of ECHR System, Oxford, 2008, 677) ma costituisce un tema con il quale i giuristi devono "fare i conti".

Il progetto “CEDU e cultura giuridica italiana” intende dunque indagare sul modo con il quale viene avvertita l'incidenza  della CEDU nel mondo dei giuristi nostrani, sulla necessità o meno di  modificare l’ordinario  strumentario del giurista e su quanto la Convenzione sia, in prospettiva, in grado di ulteriormente cambiare l'orizzonte, l’assetto e la consistenza dei diritti dell’individuo.Tutto questo scandagliando non i singoli casi ma muovendo dall'osservazione delle ricadute prodotte dalla CEDU in diversi settori dell'ordinamento giuridico, in modo che alla fine di questo "viaggio" sia possibile avere un quadro suffiicentemente  completo della situazione.

La Rivista, quanto alle modalità di approfondimento, anche in questa occasione intende sfruttare la ormai sperimentata formula delle "interviste a più voci", che consente al lettore l’esame di punti di vista provenienti da professionalità operanti in diverse realtà territoriali e culturali.

Il numero imponente di giuristi -accademici  e storici del diritto, avvocati, giuristi  e  giudici della Corte edu- che hanno aderito a questa iniziativa  destinata a  snodarsi in diversi momenti di riflessione, con cadenza quindicinale, sulle pagine della Rivista. Si  coglie in questo entusiasmo e voglia di dialogare la riprova della considerazione elevata che ancora il nostro mondo  gode nei settori pulsanti della società, con i quali la magistratura desidera cooperare attivamente in posizione equiordinata.Una considerazione che va però ripagata con altrettanta passione ed entusiasmo dalla magistratura per mantenere alto il livello di confronto e di reciproca crescita.

La speranza è, dunque, che l'impegno profuso dai giuristi coinvolti in questo progetto sarà foriero di frutti fecondi ed effettivi in tutti gli operatori del diritto e non nelle c.d. élite degli esperti del settore, essendo ben altra la posta in gioco.

Una posta che vuole andare a braccetto con la cultura per sconfiggere l'incultura e che guarda ai diritti delle persone, senza volerli deificare ma, semmai conoscere ed applicare in modo coerente con i valori universali che appartegono alla società del nostro tempo.

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