ISSN: 2974-9999
Registrazione: 5 maggio 2023 n. 68
presso il Tribunale di Roma
Recensione

Maria Bellonci nel Romanzo privato di Stefano Petrocchi 

17 ottobre 2026
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Immagine generata da Gemini.

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ABSTRACT

L’autore ha sempre sostenuto di non saper scrivere romanzi. Questo libro è avvincente come un romanzo la cui trama ordinata si nutre della ricostruzione letteraria ed umana di tappe importanti della vita di Maria Bellonci attraverso accadimenti, scoperte, rivelazioni che, a partire dalla sua morte, vengono illuminate a ritroso con perizia documentale e grande rispetto. Non si può dire che tutto il materiale confluisca in una semplice biografia o in un saggio storico‑monografico. Quello di Maria Bellonci è pure il ritratto di un’epoca in cui alle donne non erano riservati ruoli primari, a parte qualche eccezione, e comunque spesso erano “prime donne” solo sulle scene di un teatro e pure lì dovevano ritenersi fortunate all’ombra di qualche regista‑imprenditore.

Il racconto di Petrocchi segue il disegno che Maria decide di sé stessa fin da ragazza pur avendone piena consapevolezza solo quando sa metterne insieme i tasselli con determinata razionalità. Senza la pretesa di scavare nella sua anima, nel libro si rappresenta il cammino di Maria nelle “mani” di colui che ella ha scelto come “guida e maestro” prima che amante o uomo del cuore. Affidarsi per essere libera, per svolgere un ruolo, per diventare padrona del tempo da impiegare nello studio, nelle scoperte di quei documenti da cui promanano vite intense, violente, complicate, appassionate.

In realtà Maria si nutre di quelle vite e le trasferisce nella finzione letteraria grazie a quell’uomo che l’ha educata, plasmata, introdotta alla “cultura” e poi al “potere della cultura”. Ella è, nel libro di Petrocchi, un personaggio simile solo nella fantasia ai personaggi che ha reinventato, alle donne del Rinascimento in cui forse andava cercando quella che avrebbe voluto essere. Più Lucrezia che Isabella? Nella narrazione di questo Romanzo privato l’autore segue la scrittrice nel suo tempo reale dove sembra che gli eventi, le scoperte, le relazioni la tocchino quasi marginalmente, a parte Goffredo. L’incontro con André Desjardins potrebbe disorientarla o sconvolgerla? No, le suscita solo una insperata nuova ispirazione per il suo romanzo. Lo traduce subito in finzione letteraria.

Il lavoro di Petrocchi è esso stesso una costruzione letteraria senza alcuna tentazione agiografica. Sta di fatto che Maria si muove in una “società letteraria” mentre il fascismo si consolida e si nutre di tutta una stucchevole ritualità. Ma questo aspetto, ovvero il suo essere nella contemporaneità, non ha grande rilevanza se non per rimarcare alcuni aspetti “comici” delle istituzioni e dell’amministrazione fascista (per esempio i funzionari di archivio che non brillano di competenze). Pure qualche richiamo all’uso del duello anche fra intellettuali si riduce poco più che a fenomeno di costume. Appare quasi mitologico questo muoversi di Maria per Archivi mentre Mussolini si lega alla Germania nazista e il mondo è ormai sull’orlo del baratro della seconda guerra mondiale. Bellonci resta nel mondo della storia passata, continua ad essere storica in quanto scrittrice e viceversa: presa dal suo progetto trascende l’esistente in quanto tale senza prendere una posizione proprio mentre molti, anche tra gli intellettuali, ne assumono nettissime sulla guerra e sul Regime.

Maria diventa antifascista dopo la seconda guerra mondiale. Impressiona, nel libro di Petrocchi, il riferimento al premio Viareggio del 1939, quando esso era stato assegnato dalla giuria ex aequo a Alba de Céspedes e Vincenzo Cardarelli, ma tale decisione fu annullata per ordine di Mussolini per i precedenti antifascisti della de Céspedes e del mancato rinnovo da parte di Cardarelli della tessera di iscrizione al partito fascista. E così a vincere il premio furono Maria Bellonci con Lucrezia Borgia (Mondadori); Arnaldo Fratelli con Clara fra i lupi (Bompiani); Orio Vergani con Basso profondo (Garzanti). Che poi tra Alba e Maria i rapporti cambiano dopo la guerra e le due collaborano a progettare “libri mai scritti” e ad alimentare la società letteraria con gli Amici della Domenica, questo non svela quanta sintonia o autentica amicizia si fosse mai stabilita fra le due o tra Maria e le altre letterate a parte Anna Banti e Gianna Manzini.

È molto interessante e ricco di suggestioni lo sguardo di Petrocchi su alcuni inediti di Bellonci raccolti nell’Appendice del suo Romanzo Privato. Si tratta del Piccolo libro delle consolazioni segrete; del Diario breve (1938‑1951) e delle Lettere di André Desjardins. Da questi scritti si evince l’autoritratto che Maria Bellonci fa di sé stessa, dei suoi stati d’animo, delle oscure inquietudini, di giornate pigre o ricche di belle letture, di incontri con sconosciuti che la ammirano e di cui si compiace, come di sguardi sensuali e invitanti senza futuro. Della sua capacità di fascinazione sembra innamorata «…questo è un potere che fa piacere sentirsi in mano. Poi per la strada, per l’autobus, dovunque: è stato questa mattina quasi un giro di trionfo: ne sono contenta…».

E nel Diario breve dice di essere una donna “tentata” dal calore del suo sangue. Ecco, sangue e segreto sono come i due poli intorno ai quali la scrittrice si dibatte con l’intensità e il mistero dei suoi personaggi e di sé stessa come in un processo di sublimazione mai completamente risolto e appagato. Dal libro di Petrocchi si traggono, dunque, molteplici spunti di riflessione che gettano nuova luce su una scrittrice dalla personalità complessa che è stata protagonista ma pure spettatrice di un lungo percorso della società letteraria del nostro Paese che ha avuto il suo epilogo nel Premio Strega e nella Fondazione che porta il suo nome di cui Petrocchi è innamorato direttore.

Stefano Petrocchi, Romanzo privato, Milano, Mondadori, 2026.

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