ISSN: 2974-9999
Registrazione: 5 maggio 2023 n. 68
presso il Tribunale di Roma

25 anni senza Faber

11 gennaio 2024
25 anni senza Faber

L’11 gennaio 1999, 25 anni fa, moriva Fabrizio De Andrè, forse il più grande tra gli autori di musica e parole passati alla storia con il nome di “cantautori” e tra i più importanti intellettuali italiani degli ultimi decenni.

Per ricordarlo avremmo potuto pescare una qualsiasi tra le decine di capolavori contenuti nei suoi (dolorosamente pochi) album: abbiamo scelto “Smisurata preghiera”, che può essere considerato una sorta di testamento spirituale non solo per la collocazione nel canzoniere (è l’ultimo brano del suo ultimo disco), ma soprattutto perché riassume in poche immagini di abbacinante bellezza la sua visione del mondo (e un po’ la nostra).

Una preghiera laica, ma profondamente mistica, un affresco dell’umanità abbracciata idealmente in uno sguardo corale che dall’alto mostra l’eterna divisione del mondo in due categorie tra loro inconciliabili.

Da un lato, in alto, la maggioranza delle persone, che vive di parole celebrative del nulla, portata e cullata dal “facile vento della sazietà”, un mondo fondato sull’astuzia e sulla superbia.

Dall’altro lato, in basso, come in una bolgia dantesca, chi non ce l’ha fatta, i respinti, i marchiati dalla disperazione.

Chiunque conosce De Andrè sa dove egli ha messo il suo cuore in questa scena apocalittica e bellissima: il suo amore, la sua attenzione, le sue carezze poetiche sono tutte per il popolo dei disperati, dei diversi, perché è lì che si cela l’unico senso della vita: custodire e consegnare alla propria morte “una goccia di splendore”, un briciolo di umanità nel senso più vivo e pieno.

E allora eccola la preghiera che Fabrizio consegna a Dio e a tutti noi: non dimenticare ogni singolo volto di questi servi disobbedienti, e donare loro un pizzico di fortuna.

Tutti siamo chiamati a questo dovere civico: perché aiutare i respinti, ristabilire la giustizia, ognuno a proprio modo, “è appena giusto”, è un dovere che ci coinvolge, ciascuno, ogni giorno.

De Andrè è stato nei suoi piccoli poemi uno dei più feroci castigatori della magistratura, associata alla gestione del potere e in definitiva alla perpetrazione delle ingiustizie del “mondo di sopra”.

Ma esiste un altro modo di esercitare la nostra funzione: farne strumento per il contrasto alle disuguaglianze e alle ingiustizie, per la riduzione delle distanze tra gli altri e tra i mondi.


Smisurata preghiera (1996)

Alta sui naufragi 
dai belvedere delle torri 
china e distante sugli elementi del disastro 
dalle cose che accadono al disopra delle parole 
celebrative del nulla 
lungo un facile vento 
di sazietà di impunità 

Sullo scandalo metallico 
di armi in uso e in disuso a guidare la colonna 
di dolore e di fumo 
che lascia le infinite battaglie al calar della sera 
la maggioranza sta la maggioranza sta 
recitando un rosario 
di ambizioni meschine 
di millenarie paure 
di inesauribili astuzie 

Coltivando tranquilla 
l'orribile varietà 
delle proprie superbie 
la maggioranza sta 
come una malattia 
come una sfortuna 
come un'anestesia 
come un'abitudine 
per chi viaggia in direzione ostinata e contraria 

col suo marchio speciale di speciale disperazione e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi 
per consegnare alla morte una goccia di splendore 
di umanità di verità 

per chi ad Aqaba curò la lebbra con uno scettro posticcio 
e seminò il suo passaggio di gelosie devastatrici e di figli 
con improbabili nomi di cantanti di tango 
in un vasto programma di eternità 

ricorda Signore questi servi disobbedienti 
alle leggi del branco 
non dimenticare il loro volto 
che dopo tanto sbandare 
è appena giusto che la fortuna li aiuti 
come una svista 
come un'anomalia 
come una distrazione 
come un dovere



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