Un film inutilmente lento, ostentatamente senza azione né contenuto, dove i dettagli, invece di essere portatori privilegiati di senso, si limitano a legare tra loro episodi che, così, nella disfunzionalità familiare del tutto ordinaria che ci narrano, vogliono apparirci figli di una matrice comune (lo stesso brindisi, l’orologio, un gioco di parole, combinazioni cromatiche che tornano). Ma anche questi dettagli sono simboli di maniera, non veri traghettatori del magico equilibrio che il cinema ben può raggiungere.
Il ritmo non è compromesso dalla struttura episodica (con film a episodi Jarmusch ha regalato perle in passato), perché un ritmo non c’è.
Una punta di sarcasmo si trova, sì, la sottile linea tra ipocrisia e menzogna, tra imbarazzo e individualismo, pure, con qualche isolata battuta tagliente, c’è un Tom Waits a tratti surreale, ci sono attori bravissimi (Adam Driver, la ieratica Charlotte Rampling) che riempiono da soli la scena. Ma nulla più.
Bene rimuovere il sentimentalismo, bene lavorare di sottrazione, anche nel montaggio, ma qui si è ben lontani anche dal minimalismo poetico di Paterson.
Sarà che il non detto su cui si reggono le famiglie delle tre sequenze (soprattutto delle prime due, perché nella terza si trova a stento puro quello) rappresenta un cliché, un prodotto che è difficile trattare senza manierismi. E il quadro di una famiglia rotta, distante, costruita su queste distanze, assente, in cui la presenza degli assenti diviene tangibile, ancorché non originale, non è neppure narrata, viene soltanto evocata, ma senza alcuna densità.
Sarà anche che l’incomunicabilità familiare (di chi siamo figli? chi sono i nostri figli?), l’incapacità relazionale, possono ridursi facilmente a una zona confortevole che non racconta nulla, che non astrae dal particolare all’universale, incapace di farsi arte.
Solo una scena ricorrente resta – gli skaters –, come rottura di quel non-ritmo, una scena capace di sospendere (letteralmente di sollevare da terra), leggiadra, fuori tempo, talvolta fuori luogo, poetica e allusiva, ma non si comprende bene di cosa.
