ISSN: 2974-9999
Registrazione: 5 maggio 2023 n. 68
presso il Tribunale di Roma

Referendum, la posta in gioco

11 gennaio 2026
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ABSTRACT

Chi deve decidere come votare al prossimo referendum non può ignorare che da trent’anni è in corso in Italia una campagna contro la Magistratura. L’ha iniziata a suo tempo Berlusconi, per motivi suoi personali, ma buona parte della classe politica l’ha fatta propria e la prosegue, trovandovi il suo tornaconto: ampliare l’area dell’impunità per politici e amministratori.

L’attuale maggioranza, nella sua visione autoritaria dello Stato, l’ha estesa a un ulteriore obiettivo, quello di abolire i controlli che la Costituzione prevede sull’attività del Governo. Sono quindi sotto attacco anche altri centri di controllo e garanzia, la Corte dei Conti, la stampa indipendente. L’obiettivo è instaurare in Italia un sistema di governo di tipo ungherese, non sottoposto a controlli.

La cosiddetta riforma della giustizia sottoposta a referendum è un elemento di questa campagna, come risulta inequivocabilmente da innumerevoli dichiarazioni dei promotori e sostenitori, distribuite su trent’anni. Non è una riforma della giustizia. Le magagne della giustizia italiana, in particolare la lunghezza dei processi, resterebbero tutte immutate.

Non sono stati pochi i tentativi, riusciti, di limitare i poteri della Magistratura ed allargare l’area di impunità per i reati della classe politica. Basti citare le limitazioni alle intercettazioni, la riduzione dei tempi della prescrizione, l’abolizione del reato di abuso di ufficio, la riforma della Corte dei Conti, lo stato di inefficienza in cui viene ostinatamente mantenuta l’amministrazione della giustizia per insufficienza di personale e di mezzi e tempi lunghi delle procedure.

Tutto questo è stato fatto dalla maggioranza parlamentare passando oltre l’ostilità delle opposizioni e della società civile. La nuova riforma, invece, dovrà essere sottoposta al giudizio degli elettori attraverso il referendum. Ma è una parte di un tutto. Gli elettori non possono non giudicare insieme passato e futuro dell’intera politica nei confronti della Magistratura e delle altre autorità di controllo e garanzia. Se vince il SÌ sarà confermata e sicuramente proseguita e potenziata alla grande, perché si dirà che lo vuole il popolo lo Stato autoritario e senza controlli. Tra le ulteriori riforme che dobbiamo aspettarci possiamo fin d’ora prevedere che il pubblico ministero separato dal resto della Magistratura passerà subito sotto il controllo del Governo. Se vince il NO gli elettori avranno espresso una chiara volontà di fermare la deriva verso l’Ungheria e cambiare direzione, tornare al rispetto dei principi della Costituzione. Possiamo temere che proveranno a non tenerne conto, ma questa volontà va comunque espressa.

Questa è la vera posta in gioco del referendum, non le singole innovazioni che apporterebbe la nuova legge. Tutte criticabili. Su ciascuna di loro si possono discutere all’infinito le opposte opinioni, che, in buona o mala fede, si possono avanzare in una materia tecnica di difficile comprensione per il grande pubblico. Ma sarebbe ingenuo cadere nella trappola di valutare il dettaglio e decidere sulla base delle singole misure, che a qualcuno potrebbero anche sembrare innocue o positive, e perdere di vista il macroscopico insieme: la deriva che incrementa il dilagare in Italia dell’illegalità e dell’autoritarismo incontrollato.

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