ISSN: 2974-9999
Registrazione: 5 maggio 2023 n. 68
presso il Tribunale di Roma
Costituzionalista

Giovanna De Minico

Secondo me questa legge è l’elogio del pensiero unico e conforme. Questo è: del pensiero unico. Perché questo governo ha un’allergia verso la diversità — non la diversità tanto di razza o di sesso, ma la diversità delle idee. Perché deve votare il cittadino? Vota non il partito, vota la coalizione per lui, che gli sceglie chi inviare in Parlamento. Perché deve votare il Parlamento? Vota il governo per il Parlamento. Perché ci deve essere l’equilibrio tra i poteri che tanto affanna i costituzionalisti? Via, non serve più! Perché ci deve essere l’equilibrio dei poteri se c’è un potere che è più potere degli altri? Questo è l’obiettivo di questa legge: l’elogio del pensiero unico e conforme. Che non è nulla di nuovo; è stato l’obiettivo della fallita riforma della giustizia, è stato l’obiettivo della riuscita, per il governo, riforma della Corte dei Conti... Cioè, l’insofferenza verso tutto ciò che è altro da loro.

Quindi con questa legge — ed è anche come hanno fatto per quanto riguardava la riforma della giustizia —, i migliori argomenti li offrono loro. L’argomento che ci ha offerto la presidente Meloni è fortissimo: questa legge è l’opening di un tavolo di gioco, è la partita e l’asso piglia tutto. Non basta occupare il Parlamento con la minoranza che con un gioco d’artificio diventa maggioranza; loro occupano gli organi di garanzia e quindi anche la procedura di revisione. Perché con un pugno di voti — c’è sempre da noi qualcuno che passa da un lato all’altro — si arriva anche ad ottenere la procedura di revisione.

Quindi che rimedi possiamo avere? Eh beh, però qui la Corte Costituzionale è un po’... il suo mea culpa dovrebbe porselo. Perché quando la Corte Costituzionale, nelle due ottime sentenze, ha detto che la legge elettorale lei la va a sindacare solo se c’è una “manifesta incostituzionalità“, ha alzato di molto la linea della tolleranza verso la discrezionalità del legislatore. Il Presidente della Repubblica ha come presupposto la manifesta incostituzionalità. Queste due manifeste — la manifesta incostituzionalità della Corte, solo per la legge elettorale, e la manifesta incostituzionalità per il Capo dello Stato — fanno sì che sia piena la tolleranza verso il legislatore.

Diciamo: può fare qualcosa il Capo dello Stato? A mio giudizio no. Perché che può fare? Sì, il rinvio, ma certamente no perché non c’è una manifesta incostituzionalità. Dopotutto l’hanno portata al 42%... Per me è incostituzionale il premio in assoluto, il 40‑42%, il premio in sé. Ma certo non lo potrà neanche col rinvio temporaneamente congelare il Capo dello Stato, perché non c’è una incostituzionalità evidente. Voi direte: “Sì, la lista, il listone...”. Sì, ma bisogna andare a fare un’interpretazione un po’ più raffinata. Listone incostituzionale perché è un gioco degli specchi: te ne metto cinque sulla scheda o sei, ma in realtà sono tutti 70... In realtà sono tutti 70. Vedete che c’è il rinvio al residuo abbondante dei 65, ma non c’è una incostituzionalità evidente.

Andiamo alla Corte. La Corte Costituzionale, se si mantiene fedele a quello che ha detto... eh beh, l’hanno messo al 42%, non l’hanno... quindi hanno alzato di due. È vero però che potrebbe dare un’interpretazione adeguatrice, cioè dire: “Sono cambiati i tempi”. Io sostengo questo: l’affluenza è calata. Se cala l’affluenza, deve essere più alta la soglia minima... troppo pochi decidono per tutti. Oppure, come a me piacerebbe, un quorum strutturale che metta dentro gli aventi diritto e non i votanti. Però tutto questo la Corte non l’ha detto.

Andiamo al listone: abbiamo una lista piccolina e un listone grande. La lista piccolina, cioè fino a sei, è legata ai collegi, quindi la Corte potrebbe dire che sei è un numero sufficientemente piccolo per farti avere la conoscenza. Il punto del ragionamento della Corte — scusate se sono netta — è sbagliato. Perché se io conosco chi a me non mi garba, ma sono costretta a prendermelo — o lui o nessun altro —, il fatto che l’abbia conosciuto mi rende solo cornuta e mazziata, perché so che non mi piace e me lo devo prendere. Sono pochi, ma sono comunque imposti.

A questo punto rimane la possibilità del referendum, ma per il referendum qui c’è il problema del manipolativo: non lo puoi fare il referendum sulla lista e sul listone, perché in questo caso non avremmo più uno strumento per eleggerli, a meno che la maggioranza non inserisca un voto di preferenza. Se mette il voto di preferenza, noi abbiamo l’appiglio normativo per fare il referendum. Altre cose... Abbiamo già pronto il ricorso; questa, diciamo, oggi è uscita fuori: è già pronto il ricorso per la Corte Costituzionale, ottimo e abbondante.

Trascrizione non riletta dal relatore