Daniela Tagliafico
Innanzitutto, fatemi dire che il professor Zaccaria, il presidente Zaccaria, non credo che avesse immaginato che oggi, proprio il giorno di questa iniziativa... ci sarebbe caduta addosso questa chicca. E questa chicca è per l’appunto quello che ha detto la Meloni, e cioè: ”Un Presidente della Repubblica di destra potrebbe non essere più un tabù“. Attenzione, perché il sottotitolo di questa espressione, quella che induce comunque nell’opinione pubblica un pensiero, è questo: tutti i Presidenti della Repubblica fino ad ora sono stati di sinistra. Dire una frase così vuol dire indurre nell’opinione pubblica la concezione che il liberale Einaudi, che i democristiani Gronchi, Leone, Segni, che Ciampi... cioè, che abbiamo avuto tutti Presidenti di sinistra.
Allora, proviamo a unire questi puntini: destra, Quirinale e riforma elettorale. Io mi ricordo bene di una cosa, perché tu citavi la mia esperienza a Rai Quirinale negli anni della presidenza Napolitano. Ricordo molto bene questo: Berlusconi, nell’aprile del 2008, alla vigilia elettorale — guardate, non è una citazione pedissequa, perché a volte è bene rinfrescarla, la memoria —, disse: ”Se vinco, non intendo dare all’opposizione la presidenza di una Camera. Se tuttavia, avendo loro anche il Quirinale, il Presidente della Repubblica decidesse di dimettersi, allora forse ci si potrebbe pensare”. Quindi, come vedete, l’ossessione della destra per il Quirinale nasce da lontano, non è una cosa che appartiene solo a Meloni. Nasce da lontano.
Ricordiamoci che ha provocato anche una serie di conflitti istituzionali molto forti. Parlavo del presidente Napolitano e di Berlusconi: vi ricordate quello che successe con il caso Englaro, quando Napolitano non firmò il decreto del governo che voleva bloccare la sentenza che permetteva l’interruzione dell’alimentazione artificiale di Eluana? Bene, che cosa disse Berlusconi quando Napolitano non firmò? Disse: ”Senza la possibilità di ricorrere ai decreti legge” — quindi qui citiamo una cosina interessante: l’abuso del ricorso ai decreti legge in questo governo di destra — ”senza la possibilità di ricorrere ai decreti legge, tornerei dal popolo e chiederei di cambiare la Costituzione”. Quindi vedete che stiamo arrivando piano piano al tema Costituzione‑Quirinale.
E quindi che cosa fa Meloni nel suo primo discorso? Dice: ”Se andrò al governo, cambierò la Costituzione”. E poi dice nel discorso di insediamento: ”L’Italia ha bisogno di una riforma presidenziale”. Allora, che cosa vuol dire questo? Non le è riuscita la riforma presidenziale per le note ragioni, e allora non rimane che un’unica, blindata via d’uscita. E questa è: come arrivare alla Presidenza della Repubblica? Come fa la destra ad arrivare alla Presidenza della Repubblica? È molto semplice: modificando la legge elettorale.
Quindi ci troviamo di fronte a un premio di maggioranza — non ripeto le cose che sono già state dette — un premio di maggioranza per cui chi lo prende occupa tutto. Ci troviamo davanti a una legge elettorale che viene esibita come necessaria per la stabilità — e non capiamo di quale stabilità ci sia bisogno per un governo tra i più lunghi e longevi della storia —, e che serve a cambiare i connotati del Parlamento. Ripeto: serve ad espropriare il cittadino della propria capacità di scelta. Quindi pensate un po’: una maggioranza così forte — mi metto dal punto di vista di un ragionamento della destra — elimina quelle noiose pratiche di elezione del Presidente della Repubblica. Per esempio, quella noiosa procedura della maggioranza qualificata dei primi tre scrutini e la maggioranza assoluta per i successivi; elimina quell’orrore dei 23 scrutini per Leone, dei 21 per Saragat, dei 16 scrutini per Pertini e per Scalfaro. Tutta roba che, voglio dire, sono proprio delle scorie della democrazia parlamentare.
Trump ha detto recentemente — lo ripete sempre, ma lo dice —: ”I repubblicani devono prendere il controllo elettorale”. Allora la ventriloqua europea di Trump, che si chiama Giorgia Meloni, dice la stessa cosa: cioè, la destra deve prendere il controllo elettorale. Questo è quello che sta succedendo. E, come diceva Giulietti: attenzione, non facciamoci ingannare da questa retorica per cui Meloni adesso è la paladina, la patriota atlantica; no, Meloni è — come io dico con una battuta — la ventriloqua di Trump, perché è il mondo MAGA quello che li unisce. E per chiudere con una battuta, come ha detto Beppe Giulietti, il loro è un amore congiurato.
Trascrizione non riletta dal relatore

