Stefano Patuanelli
Per risparmiare tempo vado per punti. Ma è una legge elettorale che ha, è emerso anche stasera, diversi profili di incostituzionalità, non li non li ripeto qui: il blocco all’ingresso fatto dalla necessità di raccogliere 6.000 firme, tra l’altro nello stesso momento in cui per chi sta già dentro il Parlamento si ampliano e allargano le maglie per poter restare senza dover presentare raccogliere le firme, perché anche questo fa questa legge elettorale, cioè da un lato obbliga chi sta fuori a raccogliere 6.000 firme, che per il Molise rappresentano circa il 4,5% del di chi va a votare, e d’altra parte chi ha una componente al gruppo misto, basta che sia costituita in un solo ramo del Parlamento entro il 31 dicembre 2025, invece rimane col regime precedente.
Il tema delle regionali, la regionalizzazione del Senato che non viene rispettata: in Campania il centrosinistra sarà sempre maggioranza, in Veneto probabilmente il centrodestra, uno solo avrà il premio di maggioranza che scatta su base nazionale, quindi ci sarà una sovrarappresentazione della parte che perde in una delle due regioni in cui, pur essendo minoranza, va ha più eletti al Senato dell’altra della controparte. Sono talmente convinto dell’incostituzionalità palese di molti passaggi di questa legge elettorale che non vi nascondo che dal punto di vista parlamentare l’aver fatto, tra virgolette, ostruzionismo, in Senato abbiamo fatto 5 giorni in aula, è l’unico provvedimento per in cui siamo riusciti a stare 5 giorni in aula, forse non era la strategia giusta, perché dal punto di vista parlamentare noi siamo opposizione, siamo minoranza, che questa legge sarebbe arrivata in fondo, arriverà a breve il voto finale alla Camera, era scontato, abbiamo in qualche modo rubato tempo alla Corte Costituzionale per esprimerci esprimersi, perché se avessimo fatto un percorso più rapido forse avrebbe avuto più tempo per farlo. Ma al netto di questa strategia parlamentare, io credo che al di là della legge elettorale noi abbiamo un primo obiettivo che è quasi un obbligo morale, cioè presentarci con un programma ai nostri elettori che parta dal dall’alleanza per la Costituzione, cioè dal fatto che noi la Costituzione la difendiamo e non la tocchiamo come ha fatto il centrodestra in tante occasioni. Ma che parli anche di sanità, dell’istruzione, del lavoro precario e malpagato, dei diritti per i lavoratori negati, cioè creare un orizzonte politico diverso da quello della destra e, ripeto, al di là della legge elettorale stare insieme e vincere le elezioni, perché è l’unico modo che abbiamo per cercare di migliorare un po’ le cose in questo paese. Io ho ascoltato con grande interesse le considerazioni che ha fatto prima il professor Vigevani e quando dice la legge elettorale come la vogliono loro ha come effetto la polarizzazione e nella polarizzazione chi ha l’agenda politica e del dibattito pubblico in mano, chiaramente ha un vantaggio competitivo. La Meloni ha tutte le TV e le testate quasi tutte le TV e quasi tutti i giornali al suo fianco, detta l’agenda politica e lo stiamo vedendo in questi giorni. Ma perché abolire a settembre per un anno il bollo auto quando è una cosa che di solito si fa casomai in legge di bilancio non è un’arma di distrazione di massa e non è un primo esempio di polarizzazione? Dire che nella scuola il problema è il burqa non è un modo per dettare i temi dell’agenda politica? Fare l’accordo con anzi, stimolare l’accordo con Eni per il price cap alla benzina e al diesel, che poi trascina IP, adesso probabilmente anche le qatarine faranno la stessa cosa, che dato di oggi, ha spostato di 7 millesimi al litro il costo della benzina 7 millesimi di euro al litro il costo della benzina. Non è un voler dettare l’agenda? Ma vabbè, qui concludo perché ho già finito il tempo.
Giorgia Meloni dopo l’approvazione della legge elettorale in Senato ha detto finalmente avremo la possibilità per i cittadini di scegliere la coalizione che vince, il Presidente del Consiglio che governa e di scegliere il proprio rappresentante con le preferenze. Tre cazzate nella stessa frase. È riuscita a dire tre cose false nella stessa frase. Perché non è vero che, forse sulla coalizione può essere che abbia ragione, ma sicuramente non è la legge elettorale che determina chi fa il Presidente del Consiglio, perché grazie a Dio c’è il Presidente della Repubblica che dà l’incarico al Presidente del Consiglio di formare il governo e le preferenze sono assolutamente residuali. La mia forza politica che ha avuto un risultato comunque buono nel 2022, che ha è arrivata a oltre il 15%, in Senato abbiamo tre senatori eletti in collegi dove si è riusciti a fare almeno due eletti, quindi soltanto tre sarebbero quelli entrati su 28 con le preferenze. È questo il quadro. Allora io penso che sulla legge elettorale dobbiamo fare una grande battaglia anche fuori dalle aule, assieme alla società civile in questi contesti, credo che sia giusto fare una battaglia sulla Costituzione, la cosa più giusta però è in qualche modo creare tutti insieme un disegno e un orizzonte per il paese per i prossimi 5 anni, andare alle elezioni e vincere le elezioni a prescindere dalla legge elettorale che ci sarà.
Trascrizione a cura della redazione non riletta dal relatore
