Paolo Berizzi
Mi fa molto piacere essere qui non solo come giornalista di Repubblica, ma anche come rappresentante di Articolo 21 per Milano e la Lombardia. Articolo 21 lo sapete, insomma non devo spendere parole al miele, è un’associazione che da tempo è in campo anche e soprattutto per i temi di cui parliamo oggi. Lo fa non con degli spot o dei proclami, ma con delle cose molto concrete che secondo me sono le uniche che servono in generale, soprattutto nei tempi scuri, bui, cupi che stiamo nei quali stiamo nei quali stiamo vivendo. Guarda, su Pontida lo hai detto tu, io non ci torno sopra, anche perché credo che essere insultato da uno come Salvini nel 2026 sia solo una medaglia, quindi me lo prendo e porto a casa, come si dice dalle mie parti. Però l’aspetto tecnicamente importante di quegli attacchi è che un vicepresidente nonché ministro, nonché leader di partito, mette alla berlina dandogli del prezzolato, dell’inventore e del mistificatore. Perché non gli è andato giù un articolo che io ho scritto, nel quale raccontavamo che una parte di Pontida stava accogliendo Salvini con delle scritte non esattamente affettuose. A riprova di quello che ho scritto c’erano delle fotografie che erano plasticamente insindacabili. Ma tant’è, il vicepresidente italiano ha ritenuto che l’incontro coi giovani padani fosse una buona occasione per insultare l’ennesimo giornalista. Ripeto, parole da bullo che qualificano chi le ha pronunciate. Dirò delle cose probabilmente più banali e meno intelligenti rispetto a quelle di chi mi ha preceduto e di chi seguirà questo panel.
Ieri, moriva 70 anni fa Piero Calamandrei. Piero Calamandrei, tra le tante tantissime cose illuminanti che ha detto, oltre ad avere paragonato l’aria alla libertà, di cui ci accorgiamo solo quando inizia a mancare, disse due cose molto dritte e dal mio punto di vista molto condivisibili. La prima è che quando si discute di Costituzione in Parlamento i banchi del governo dovrebbero rimanere deserti. Non mi pare che è quello a cui stiamo assistendo da mesi, perché ogni qualvolta si parla di Costituzione e più precisamente di come picconarla o stracciarla, i banchi del governo sono pieni. La seconda cosa che diceva Calamandrei, sebbene qualcuno non la ritenga che non sia ufficialmente attribuibile a lui, è che la legge elettorale è la madre di tutte le riforme costituzionali.
Allora, proverei a fare un ragionamento partendo proprio da queste due queste parole di Calamandrei e fissandole lì per un attimo, velocissimo, e cioè di fronte al revisionismo che questo governo continua a mettere in campo da tempo, lo vediamo, e ai tentativi di manomettere la Costituzione, non avendola scritta sono allergici alla Costituzione, non appena possono cercano di spiantarla, tra qualche giorno la legge elettorale passerà, probabilmente, a colpi di maggioranza, a colpi di fiducia, con un voto di fiducia, e questa legge elettorale è strettamente collegata con la legge bavaglio. È strettamente collegata con la legge bavaglio perché, soprattutto in questo tempo, lo hai detto tu prima, la cornice è quella che avete tracciato e che ancora approfondirete dopo, l’idea che una minoranza possa controllare e prendere in mano le redini di tutti gli organi di controllo di questo paese fa sì che inevitabilmente quella legge avrà un impatto devastante sul pluralismo e sull’informazione. Vorrà dire che i cittadini, che saranno poi e sono sempre le vittime di qualunque manomissione, di qualunque tentativo di accentramento, saranno sempre meno informati e soprattutto si nutriranno di un’informazione che è propaganda, che è propaganda controllata, è propaganda diretta alla fonte, è propaganda indirizzata, come accade in quelle democrazie che iniziano a smettere di essere democrazie e iniziano a diventare un po’ democrature.
Credo che sia questo il tempo che stiamo attraversando e questo nesso stretto è quello che mi preoccupa di più. Mi preoccupa di più perché la presidente Meloni è una presidente del Consiglio che tra i record di cui si ammanta c’è anche quello di essere quella che ha fatto meno conferenze stampa. Ma soprattutto son conferenze stampa che sono comizi, son comizi dove le domande diventano un orpello, qualcosa di trascurabile, se le fai dai fastidio. Queste sono le modalità che l’Italia nel 2026 conosce ai vertici delle sue delle sue istituzioni. Mi preoccupa questo intreccio perché in questa direzione finiamo, senza accorgerci, in un paese che non è più libero e, come diceva Calamandrei, quando manca l’aria manca la libertà e viceversa. Credo che Calamandrei, in queste ore, in questi giorni, si rivolterebbe nella tomba – non è l’unico. E in ogni caso, per quanto ci riguarda: sempre e comunque dalla parte della Costituzione repubblicana.
Trascrizione a cura della redazione non riletta dal relatore
