Luciano Belli Paci
Perdonerete se vado un po’ per slogan, ma i pochi minuti obbligano a fare questo. Inizio con la citazione di uno dei miei politologi di riferimento, Forrest Gump: «Sono un po’ stanchino». Sono un po’ stanchino perché sono più di vent’anni che noi periodicamente siamo chiamati a difendere la democrazia costituzionale.
Vado a un elenco rapidissimo: la grande riforma di Berlusconi del 2005 bocciata nel referendum del 2006; e il Porcellum che ai partiti in realtà piaceva. Anche a quelli che lo criticavano. Ci sono voluti gli avvocati in solitaria, un’iniziativa privata, gli avvocati Bozzi, Tani, Besostri che - senza alcun aiuto dai partiti e dalle grandi organizzazioni - hanno intrapreso la strada della giustizia e sono riusciti dopo anni e anni di fatica a portare davanti alla Corte Costituzionale il Porcellum, che è stato dichiarato incostituzionale nel 2014.
Poi abbiamo avuto la grande riforma di Renzi nel 2015, bocciata nel referendum del 2016. E insieme alla riforma l'Italicum. Anche qui sono dovuti intervenire gli avvocati, in particolare il pool coordinato da Felice Besostri (al quale bisognerebbe fare un monumento equestre), che sono riusciti a far dichiarare incostituzionale l’Italicum nel 2017.
Poi è arrivato il Rosatellum. E io mi auguro veramente che pur nel fuoco della polemica contro il Melonellum a nessuno venga in mente di difendere il Rosatellum, che è un obbrobrio.
Ed ora la riforma del premierato approvata dal Senato nel 2024, messa prudentemente su un binario morto alla Camera, che in seguito ha dato vita, come dire, al Melonellum che prende il posto della riforma costituzionale.
Più di vent’anni di impegno su questo fronte. E' veramente la fatica di Sisifo, quel personaggio che portava su il masso sulla montagna, ma ogni volta il masso rotolava a valle e bisognava ricominciare.
Mi sono segnato una citazione di un articolo di pochi giorni fa del costituzionalista Nicolò Zanon che dice: «Quando si perde un referendum costituzionale come quello sulla giustizia, c’è poco da fare. Serietà istituzionale impone che l’esito negativo sia rispettato. Non è che si può fare finta di nulla, magari riproponendo con la forma della legge ordinaria quel che il corpo elettorale ha rifiutato come revisione della Costituzione».
Abbiamo avuto due riforme costituzionali bocciate, due leggi elettorali dichiarate incostituzionali e si continua come se niente fosse ad attentare alla democrazia costituzionale ! E allora, in effetti, sono un po’ stanchino. Che non vuol dire di non affrontare tutti insieme con grandissimo impegno anche questa nuova battaglia. Vuol dire porsi fin d’ora il problema di mettere in sicurezza il risultato perché altrimenti, anche se vinceremo (e spero tanto che vinceremo questa battaglia), ci ritroveremo di qui a qualche anno a dover ricominciare con il masso che è rotolato a valle. Come si fa a mettere in sicurezza questo risultato? Bisogna affrontare il problema di fondo.
Il problema di fondo è quello di combattere a viso aperto l’egemonia culturale, che è alla base di questi continui tentativi di dare spallate alla Costituzione. C’è un intero armamentario fatto di luoghi comuni, di slogan ingannevoli, di leggende, di affermazioni dettate da analfabetismo costituzionale. L’altro mio politologo di riferimento, il ragionier Fantozzi, direbbe: «delle boiate pazzesche».
Vi propongo un rapido elenco.
La calunnia contro il proporzionale: è una boiata pazzesca! Quasi tutta l’Europa vota con leggi proporzionali, eppure hanno avuto in molti paesi governi stabili, alternanza, buon livello di moralità pubblica, conti in ordine. Quindi non c’entra il proporzionale!
La mitologia sulle proprietà taumaturgiche del maggioritario, è un’altra boiata pazzesca! Si può essere per il maggioritario, naturalmente, di collegio. Non per i premi di maggioranza che sono il male assoluto. Ma il maggioritario lo si può sostenere. Non ha però proprietà taumaturgiche, dipende dalle condizioni politiche. Lo vedremo in Francia, lo vedremo nel Regno Unito, purtroppo, temo, a breve.
Che gli elettori eleggano il governo, per cui esisterebbero "governi eletti" e "governi non eletti", è un’altra boiata pazzesca!
Il "sindaco d’Italia" o premierato è un’altra boiata pazzesca. E, soprattutto, non è un male minore rispetto alla Repubblica presidenziale; al contrario: scassa tutti i pesi e contrappesi che col presidenzialismo, invece, ci sono.
"Bisogna sapere la sera delle elezioni chi governerà per 5 anni": è un’altra boiata pazzesca. Molte democrazie avanzatissime ci mettono mesi per definire accordi di coalizione dopo le elezioni.
Ultima cosa, che riguarda proprio il Melonellum: lo spauracchio del "pareggio". Ci continuano a ripetere questa menata del pareggio come tabù che giustificherebbe una camicia di forza messa agli elettori. Anche questa è una boiata pazzesca perché in tutte le democrazie (ci sono state segnalate le eccezioni di Malta e della Repubblica di San Marino, ma insomma non sembrano molto rilevanti) ... in tutte le democrazie rientra nella sovranità del corpo elettorale la scelta di dare la maggioranza a Tizio, a Caio, oppure di non darla a nessuno degli schieramenti. Certo, è un problema politico, ma non si risolve togliendo agli elettori questa libera scelta.
Trascrizione corretta dal relatore
