ISSN: 2974-9999
Registrazione: 5 maggio 2023 n. 68
presso il Tribunale di Roma

Ivan Scalfarotto

Parlamentare

Penso che tutti vogliamo che la Costituzione appartenga a tutti gli italiani. Sarà brutto il giorno in cui dovessimo dire che la difendiamo solo noi. Penso sempre che dobbiamo impegnarci per fare in modo che sia di tutti. Ed è ovvio però che l’elemento di novità questa volta è che il presidente la Presidente del Consiglio viene da una tradizione che non ha scritto quella carta costituzionale. Penso che quella fosse e resta la sfida principale di Giorgia Meloni e devo dire che fa fatica. Dopodiché, credo che alla fine passerà e tuttavia ci sono due questioni importanti da sottolineare.

Una è che i parlamentari della maggioranza sono inferociti, nel senso che quando sono andati sotto la Camera, secondo me, non è stato un caso. Parlando con gli altri senatori, moltissimi pensano che sia a rischio il loro seggio per la semplice questione che, soprattutto nei partiti grandi, come Fratelli d’Italia, molti dovranno andare a cercarsi le preferenze in collegi enormi. E su questa cosa della dimensione dei collegi torno.

La seconda cosa è che Beppe ha ragione quando dice che questi la legge elettorale l’avevano pensata prima di Vannacci. Perché qual è stato il meccanismo che ha fatto nascere questa legge? Anche il Rosatellum ha un pezzo maggioritario, ma il pezzo maggioritario loro l’hanno preso quasi tutto questa volta (credo l’84% dei collegi) perché noi eravamo divisi. Andando alle elezioni tutti insieme, questa volta loro si mangiavano metà dei collegi uninominali e quindi che hanno detto? Invece di avere tanti collegi uninominali facciamo un collegione enorme, vinciamo anche di poco e prendiamo tutto. Poi, come diceva appunto De Cristofaro, adesso c’è questa vicenda di Vannacci e io mi chiedo se qualcuno dei possibili franchi tiratori non sia anche qualcuno che non lo fa soltanto per sé in quanto parlamentare, ma in quanto membro della maggioranza, cioè non so quanto i doppi giochi possano moltiplicarsi. Dopodiché io penso questo, che oltre che i ricorsi, oltre che parlare con le persone, oltre che sobillare i nostri colleghi di maggioranza, io credo che noi dobbiamo, come dicevi tu, anche impegnarci a fare a dire che avremo una nuova legge elettorale.

Penso che dovremmo impegnarci a dire che noi questa volta la legge elettorale la facciamo come si fanno le leggi elettorali nei paesi civili, e cioè la si fa non soltanto subito, ma la si fa aprendo un grande dibattito prima tra di noi, ma poi allargato a tutto il paese. Perché la legge elettorale in altri paesi è una cosa identitaria. È una cosa che ha a che fare col carattere nazionale. Se in Spagna la legge elettorale premia i partiti regionali, è perché la Spagna ha quel tipo di impostazione. Se in Francia il doppio turno lo chiamiamo alla francese, è perché è tipico della loro seconda della loro Quinta Repubblica. In Gran Bretagna c’è una legge estremamente maggioritaria, però che ha un grande vantaggio, può produrre enormi distorsioni. Guardate che i laburisti oggi hanno una montagna di seggi avendo preso più o meno, forse meno del 30% dei voti, ma questo il sistema lo consente perché? Perché sacrifica la rappresentanza generale a livello nazionale perché premia fortissimamente la rappresentanza a livello locale. Io in Gran Bretagna so chi è il mio deputato, lo posso andare a prendere fino a casa, gli posso chiedere di esercitare la sua responsabilità politica, cioè di rendere il conto delle cose che ha fatto. Ora, chi vi parla è un senatore eletto nel collegio del Piemonte 2, che ha 2 milioni e 800 mi- 600.000 abitanti e che si estende per tutte le province del Piemonte: da Cuneo a Verbania, da Asti ad Alessandria, a Novara, e pure un terzo della provincia di Torino. Io vorrei fare il parlamentare onestamente, vorrei andare dai miei rappresentati a dirgli ho fatto questo e ho fatto quello, vorrei andare nel mio collegio ogni settimana a rendere il conto di quello che faccio, ma come diamine faccio? Allora, uno dei grandi peccati di questa legge è anche questa di creare dei collegi ancora più enormi, ma pensate che quelli che saranno eletti nel collegione nazionale saranno eletti saranno il festival degli sconosciuti di Teddy Reno, nel senso che nessuno saprà chi sono, son 70 deputati messi in un listone e l’elettore non saprà chi è. Allora, io credo che noi possiamo, come e finisco, come nostro piccolo contributo anche alla salute del nostro sistema democratico come nuova maggioranza di governo provare a fare una cosa che fanno le democrazie normali, cioè dire che la legge elettorale che probabilmente utilizzeremo era una legge che probabilmente sarà poi a posteriori dichiarata incostituzionale, e provarne a fare una costituzionale che non serva a noi che abbiamo vinto questa volta, ma che sia una cosa che possiamo consegnare al paese in buona fede sapendo di aver fatto il nostro compito di parlamentari che hanno giurato fedeltà alla Costituzione.

Trascrizione a cura della redazione non riletta dal relatore

Intervento di Ivan Scalfarotto