Giuseppe de Cristofaro
Penso che dobbiamo prenderci questo impegno, ovviamente. Indipendentemente da come andrà a finire, perché poi c’è sempre un voto da farsi ancora alla Camera, segreto, e io non sono proprio così sicuro che questo voto è liscio come sembra. Anche perché sapete poi come funziona, che il diavolo ci mette la coda. Nel senso che questi hanno cambiato il Rosatellum non perché avevano l’esigenza democratica di togliere da mezzo una legge sbagliata, perché il Rosatellum è una legge, almeno dal mio punto di vista, che non è certo una buona legge elettorale. Volevano cambiare il Rosatellum semplicemente perché pensavano che col Rosatellum avrebbero perso le elezioni e invece serviva una legge elettorale che gli consentisse di vincere.
Il piccolo particolare di questa vicenda è che questo ragionamento l’hanno fatto 8 mesi fa, quando il partito di Vannacci stava allo 0,5. Nel frattempo il partito di Vannacci è arrivato al 9 e si sono accorti, come clamorosamente dimostra quello che è successo oggi nelle elezioni suppletive del collegio di Reggio Calabria, che dal loro punto di vista è più facile arginare Vannacci con il Rosatellum che non con la legge elettorale che stanno varando. È esattamente la dimostrazione che, appunto, il diavolo poi ci mette la coda. Ma succede quando fai una legge elettorale e cambi le regole del gioco a pochi mesi dal voto, non perché hai in testa gli interessi del Paese, non perché hai in testa il recupero del rapporto complesso tra rappresentanti e rappresentati, ma hai in testa invece il tornaconto elettorale diretto alla propria maggioranza politica.
Quindi vedremo che succederà. In ogni caso io penso che se invece, come poi naturalmente potrebbe essere più probabile, dovesse effettivamente diventare legge il cosiddetto Stabilicum, il centro-sinistra deve prendersi questo impegno.
Penso anche che assieme a questo impegno se ne deve prendere un altro: si deve prendere l'impegno che non toccherà la Costituzione, non la tocca più, va bene?
Ora, se devo dirla tutta (ma ci confronteremo in sede programmatica), personalmente su un punto invece la toccherei. Ma la toccherei per tornare a com’era 20 anni fa, nel senso che rimetterei mano a quel Titolo V che si sbagliò a cambiare nel 2001. Ma questo è un altro discorso. Riguarda l’autonomia differenziata che in realtà ha molto a che fare però con la discussione che stiamo facendo anche stasera. E ha molto a che fare anche con le cose, che condivido, che diceva Alessandro Alfieri.
Penso che in questi anni il centrosinistra, le forze progressiste, abbiano fatto sicuramente anche un errore politico e va riconosciuto. Abbiamo sbagliato il giorno dopo il referendum costituzionale, quando per l’appunto un sacco di ragazzi, soprattutto, sono andati a votare per difendere la Costituzione. Non abbiamo saputo dare un seguito a quel processo di partecipazione e non abbiamo immaginato che si potesse trasformare quel processo di partecipazione in una ricaduta organizzativa, proprio per il fatto che quella sera stessa si è parlato di primarie. Secondo me è stato un grande errore e onestamente penso che dobbiamo riconoscerlo. Quella vicenda dimostra proprio che se oggi vuoi attivare, innanzitutto le giovani generazioni, lo devi fare su un terreno profondamente valoriale. Le giovani generazioni sono veramente contro il premierato, questo essere contro l’hanno introiettato e quindi gli interessa molto di più attivare meccanismi di partecipazione democratica che non, per esempio, immaginare che la scelta del leader. Poi lo devi anche fare, ovviamente, ci devi arrivare.
Una cosa abbiamo fatto molto bene in occasione degli emendamenti alla legge elettorale, a cui faceva riferimento Alessandro Alfieri: non semplicemente degli emendamenti soppressivi che dicono che la riforma non ci piace, ma abbiamo provato a immaginare un modello di legge che possa piacere a noi per gli anni che verranno. Su questo si è fatto un lavoro positivo, perché questi emendamenti fanno giustizia su un dibattito che noi dobbiamo fare molto seriamente anche rispetto a noi stessi. In tutti questi anni una sorta di pensiero unico trasversale ha profondamente introiettato questi elementi su cui poi la destra si è buttata a mille e ci ha messo il carico da novanta: la personalizzazione, il maggioritario, il nome dei leader dei partiti nei simboli. E purtroppo c’è stato un lungo pensiero. L’idea, come è stato detto pochi minuti fa, che bisognasse sapere la sera delle elezioni chi doveva andare a governare il Paese, l’idea che si potesse superare la forma parlamentare che invece la nostra Costituzione in maniera molto precisa evidenzia, io credo che è stato un grande errore politico. Insomma, l’idea che si dovesse privilegiare nel binomio che regge le architetture istituzionali, la stabilità e la rappresentanza, privilegiare l’una a scapito dell’altra. Si è puntato per 25 anni moltissimo sulla stabilità, questa cosa ha prodotto un astensionismo, tra le altre cose, che fa spavento. È il momento di ribaltare questo ragionamento e ritornare a ragionare di rappresentanza, che io penso oggi è il vero tema che può ridare agli elettori di questo Paese una qualche forma di maggiore connessione sentimentale con la politica che deve rappresentarli.
Trascrizione a cura della redazione non riletta dal relatore
