ISSN: 2974-9999
Registrazione: 5 maggio 2023 n. 68
presso il Tribunale di Roma

Giulio Vigevani

Costituzionalista

Non sarà una lezione, parlerò anch’io molto per slogan, ma il tempo lo impone. Tornando alla legge elettorale, sono prevenuto contro l’attuale maggioranza, però ho questa impressione: che la governabilità non sia l’obiettivo della riforma. La riforma, anche qui con uno slogan, ha come obiettivo quello di garantire il rinnovo automatico dell’attuale maggioranza. Perché questo si otterrebbe, almeno nel disegno della maggioranza, attraverso la riduzione della competizione elettorale a una gara binaria tra due soggetti, una gara binaria che vince chi è in grado di imporre l’agenda pubblica, cioè chi ha il potere di fissare di che cosa si debba parlare, soprattutto durante la campagna elettorale. E in questo senso mi sembra giustissimo tenere assieme legge elettorale e sistema della comunicazione, perché l’occupazione che vi è stata manu militari della Rai, il controllo che resta molto forte da parte di una forza almeno della maggioranza sulla gran parte delle televisioni private, l’utilizzo un po’ come strumento per forzare il dibattito pubblico di tutti i giornali amici che aizzano quotidianamente – e io ho fatto una lunga raccolta – sempre su due o tre temi: ovviamente l’immigrazione, la criminalità e altri temi, non so, ad esempio l’antiscientismo. Tutto questo, a mio avviso, fa parte di un piano. Un piano anche piuttosto intelligente da parte dell’attuale maggioranza di imposizione dell’agenda pubblica. E questo schema è assolutamente ricorrente in tutte le esperienze di democrazia autoritaria. Lo utilizza Trump, l’ha utilizzato Orbán e, attenzione, è già stato utilizzato nel nostro paese. Chi si ricorda le ultime campagne elettorali dei governi Prodi, diciamo post governi Prodi, l’Italia era descritta come una sorta di Bronx in mano alla criminalità.

E qui pongo una domanda a voi e anche agli esponenti del centrosinistra che saranno sul palco dopo di noi: non credete che accanto a questa sacrosanta battaglia sulla legge elettorale non sia necessario subito, prima delle elezioni, un’altra battaglia altrettanto importante per riportare la comunicazione politica in qualche modo a una condizione di minima equità? E ulteriore domanda con cui chiudo: siete in qualche modo convinti anche da questa esperienza degli ultimi anni che proprio in una democrazia maggioritaria, come probabilmente ancora di più saremo con questa legge elettorale, le istituzioni di garanzia - e il servizio pubblico radiotelevisivo è un’istituzione di garanzia - debbano essere, lo usava Belli Paci, messe in sicurezza con una riforma seria; e non semplicemente, come è avvenuto purtroppo anche in esperienze del centrosinistra, sostituite con una governance diversa? Ci sono leggi europee che vanno in questo senso e devono essere attuate. Noi abbiamo fatto anche dei tentativi per via giudiziaria, che purtroppo hanno avuto esiti non fantastici, per arrivare a questo. Però penso che questa debba essere una consapevolezza altrettanto forte, sennò la partita si perde prima ancora nella fissazione degli argomenti, che è un fortissimo punto debole di quanto sta accadendo.

Trascrizione corretta dal relatore

Intervento di Giulio Vigevani