Enrico Grosso
Vorrei cominciare raccogliendo una suggestione di Roberto Zaccaria e un’osservazione di Gad Lerner: occorre dare atto della straordinaria unità e della grande determinazione dimostrata dai partiti di opposizione nella battaglia parlamentare contro la legge elettorale.
L'iniziativa di questo pomeriggio è intitolata “Dalla parte della Costituzione”. Ebbene, in occasione della discussione parlamentare sulla nuova legge elettorale tutti i partiti dell’opposizione hanno appunto mostrato, a difesa della Costituzione, la massima unità e la massima determinazione. La mia esortazione è di continuare fino all'ultimo istante: fate tutto ciò che ancora si può fare, per quanto poco esso sia, per provare a mettere in difficoltà la maggioranza e a far esplodere, per così dire, le molte contraddizioni e incertezze che ancora in questi giorni stanno emergendo tra le forze politiche che sostengono il governo. La battaglia non è ancora finita. Io personalmente credo che alla fine la legge elettorale verrà approvata, ma esistono ancora strumenti di lotta parlamentare da esplorare, da provare a mettere in campo e da percorrere fino in fondo. Dopodiché, qualora la legge dovesse entrare in vigore, le strategie di contrasto dovranno muoversi su due piani, distinti ma necessariamente collegati.
Il primo è quello giudiziario. La legge elettorale non è una legge costituzionale, e pertanto il corpo elettorale non potrà essere direttamente chiamato a esprimersi, come avvenuto nel caso della riforma della magistratura. L’unica strada per provare a impedire che la nuova legge sia applicata in occasione delle prossime consultazioni elettorali è quella di suscitare al più presto un intervento della Corte costituzionale, applicando quel "metodo Besostri" che è stato evocato nella prima parte del nostro incontro di oggi. Si tratta di presentare, nella maggior parte dei tribunali d'Italia, una serie di ricorsi in cui singoli elettori chiedono al giudice di accertare la lesione, da parte della nuova legge elettorale, del proprio diritto di voto, costituzionalmente protetto, ed esortandoli, al fine di ripristinare il diritto violato, a sollevare una questione di legittimità costituzionale della legge medesima. I tempi sono molto ristretti perché vi sarà, da parte della maggioranza, un'accelerazione verso il voto e una spinta a suscitare lo scioglimento delle Camere il più velocemente possibile, proprio allo scopo di impedire che la questione possa essere decisa dalla Corte costituzionale prima delle elezioni.
E qui vengo al secondo piano della strategia da perseguire. La presentazione dei ricorsi rischia di essere inutile se quei ricorsi giaceranno dimenticati per mesi presso qualche cancelleria, intanto che ci si avvia inesorabilmente verso lo scioglimento delle Camere. È dunque indispensabile che l'iniziativa giudiziaria sia accompagnata da una ampia mobilitazione sociale, con il coinvolgimento del maggior numero possibile di cittadini e con il massimo rilievo mediatico di cui saremo capaci. Occorre spiegare, e rendere comprensibile a tutti, qual è la vera posta in palio. Occorre informare gli elettori delle minacce all'effettività del loro diritto di voto e fare in modo che siano loro, per primi, a rivendicare un pronunciamento giudiziario a tutela di quel diritto così prezioso. Occorre insomma una campagna politica e sociale che sostenga la battaglia giudiziaria e la accompagni giorno per giorno, in modo che, sulla questione elettorale, si sviluppi un dibattito pubblico vivo nel Paese e non cali, invece, un cono d'ombra. In questa azione parallela sono sicuro che tutte le forze politiche che hanno avversato la legge in Parlamento ci daranno una mano importante.
Trascrizione corretta dal relatore
