Armando Spataro
Ringrazio gli organizzatori di quest'evento per l'invito rivoltomi a partecipare, in particolare, ad un panel dal titolo "Legge elettorale, Diritti e Sicurezza". Parlerò sulla base della mia esperienza professionale che mi ha consentito di occuparmi, tra gli altri, di settori come terrorismo, mafia ed immigrazione irregolare che ovviamente rimandano al concetto di "sicurezza". Però parlerò anche sulla base del mio perdurante impegno civile, che non è certo intervenuto solo dopo il pensionamento. Anche quando ero in servizio come magistrato, infatti, mi sono schierato in tutte le campagne a sostegno del "No" contro le orride riforme costituzionali che abbiamo alle spalle ed in tante altre occasioni. Qui ci sono però due domande da porsi subito:
1) qual'è il nesso tra sicurezza e legge elettorale?
2) La sicurezza cos’è? È un diritto fondamentale?
Partiamo dalla prima domanda. Io credo che qui tutto si leghi in nome del premierato. Lo hanno scritto in tanti, ricordo anche un bell' articolo di Massimo Giannini. Lo scopo, cioè, è quello di far credere ai cittadini che solo un governo forte, obbligatoriamente stabile, non sottoposto ai controlli che la democrazia prevede, potrà far funzionare la democrazia stessa e rendere i cittadini sicuri. Ovviamente taccio sullo scopo punitivo di tante riforme sulla giustizia varate in tema di sicurezza, come evito articolati commenti alla recente frase infelice del ministro Tajani riferita ai magistrati ("colpirne uno per educarne 100"), che anch' essa dimostra come il governo voglia attuare il proprio programma evitando il controllo che la Costituzione affida alla magistratura ai fini del rispetto della legge. Tutto è generato, a mio avviso, dalla "paura di perdere" e, quindi, dalla "volontà di vincere" e così determinare il potere unico di un premier che addirittura, previsione sconfortante ed incredibile, dovrebbe essere candidato come tale nelle liste elettorali dei vari gruppi : incredibile! Quanto alla seconda domanda preliminare, la sicurezza è certamente un diritto fondamentale, ma non è oggetto di pretesa soggettiva dei singoli cittadini, non è "giustiziabile", ha scritto il prof. Alessandro Pace, e non può peraltro prevalere su tanti altri diritti e sul corretto equilibrio tra i poteri dello Stato. Però, secondo buona parte dei politici italiani, la sicurezza deve essere richiamata quotidianamente e per tale ragione è stata al centro di una bulimia legislativa che ha fatto di questo periodo, con questa maggioranza, il peggiore in tema di riforme della giustizia che io ricordi. Come dimenticare, ad esempio, secondo quanto è stato appena citato da Daniela Padoan, il numero elevatissimo di decreti sicurezza, pacchetti sicurezza, provvedimenti governativi etc. prevalentemente rivolti contro i diritti fondamentali degli immigrati in violazione della Dichiarazione universale dei diritti umani e della nostra Costituzione? Non possiamo dimenticare come il termine "sicurezza" sia ormai diventato una sorta di brand pubblicitario. Ed allora è importante per tutti lottare contro lo scempio di questa legge. Dobbiamo evitare che la nostra democrazia diventi una cosiddetta democrazia, come purtroppo sta avvenendo in molte parti del mondo, non solo negli Stati Uniti. Quindi, no alla normalizzazione dell’emergenza che induce a pensare che, ovunque esistano rischi, solo il governo potrà scongiurarli difendendo i cittadini. Vorrei in proposito ricordare che si tratta di ciò che apertamente sostiene anche l'attuale presidente del Consiglio dei Ministri Meloni che, come ha posto in evidenza il Corriere della Sera con un articolo del 4 settembre scorso che qui intendo sventolare davanti ai vostri occhi, nel corso di una sorta di festa politica a Bari per il record di longevità di questo governo, ha posto la sicurezza al centro del programma politico delle forze politiche che la sosterranno nelle prossime elezioni. Dobbiamo pertanto contrastare questo populismo e l'obiettivo di un premierato senza controlli, che evidentemente non serve solo a scavalcare Vannacci a destra, ma anche a rendere irrilevante l'impegno di chi sostiene i principi della democrazia. La guida del governo tocca naturalmente a chi ha vinto le elezioni, ma ciò avviene su designazione del premier da parte del Presidente della Repubblica come prevede l'art. 92 della Costituzione ed è inconcepibile che con questa controriforma si prevedano mirate e specifiche indicazioni al Capo dello Stato, sin dal momento della formazione delle liste elettorali. Allora, tocca non solo ai giuristi ma a tutti i cittadini impegnarsi contro questa deriva, senza "se" e senza "ma", conoscendo e facendo conoscere la realtà. Mi permetto di chiudere con due brevissime citazioni: la prima è quella di Gaetano Azzariti che ha invitato a schierarsi contro una riforma frutto della "insipienza di una classe dirigente a digiuno di cultura costituzionale e convinta che la politica debba prevalere sul diritto". La seconda citazione, me la consentirete, è quella di alcune parole di Franco Battiato, un artista ed intellettuale scomparso che ha composto - musica e testo - un famoso brano musicale dal titolo “Up patriots to arms”, in cui invita i cittadini ad imbracciare le armi dell'impegno civile: «Alla riscossa, patrioti, alla riscossa stupidi che i fiumi sono in piena, potete stare a galla e non è colpa mia se le panchine sono piene di gente che sta male ».
Allora, per favore, tutti alla riscossa, cercando noi stessi di meglio conoscere e facendo capire quali sono gli strumenti migliori per lottare e impegnarsi contro questo scempio che stiamo vivendo.
Trascrizione corretta dal relatore
