ISSN: 2974-9999
Registrazione: 5 maggio 2023 n. 68
presso il Tribunale di Roma

Andrea Giorgis

Parlamentare, Costituzionalista

Il campo largo avrà tante tante difficoltà e, naturalmente, le critiche non vengono mai risparmiate. Però su questo tema, sul tema della democrazia, il campo largo in tutti i mesi di battaglia parlamentare è stato unito, e ha avversato un modello di democrazia, che è quello che caratterizza la riforma, proponendo un diverso, radicalmente diverso modello di democrazia. Questa riforma, come è stato detto subito in apertura dalla professoressa Biondi e poi ripreso negli altri interventi, è un disegno di legge che cerca di introdurre un modello di democrazia imperniato sulla investitura diretta del capo. È un modello di democrazia, quello che è descritto da questa legge, che ribalta il, diciamo, l’essenza della democrazia descritta e prescritta dalla nostra Costituzione.

Ed è un modello di democrazia, quello del capo, perfettamente coerente con quella che è l’ossessione di questo governo e di tutte le destre in Europa, e cioè un attacco al pluralismo, un tentativo di superare e negare il pluralismo, non attraverso la partecipazione organizzata, ma attraverso l’investitura del capo. Guardate, il modello di democrazia che la nostra Costituzione e quasi tutte le democrazie occidentali prevedono, è un modello di democrazia caratterizzato dalla costruzione dell’unità a partire dal basso. L’idea di democrazia emancipante che la nostra Costituzione vorrebbe che si realizzasse è un modello di democrazia che scommette sulla capacità dei cittadini, attraverso l’organizzazione in corpi intermedi e in partiti, di costruire progressivamente un’unità, a partire però dal basso, a partire dal pluralismo. E poi, attraverso processi che vedono la centralità del Parlamento, arrivare alla costruzione del governo, dell’unità, della maggioranza. Il governo è il risultato di un processo di integrazione che parte dal basso e arriva, appunto, a legittimare il Presidente del Consiglio. Questa riforma, così come il premierato invece, ribalta completamente lo schema, immagina di costruire l’unità a partire dall’alto. Attraverso un processo non ascendente, di partecipazione organizzata e di mediazioni, ma attraverso un processo di legittimazione carismatica, demagogica, populista del capo e attraverso una, a questo punto, una direzione discendente porre gli organismi e quindi, innanzitutto, il Parlamento. Il Parlamento diventa il riflesso della scelta che i cittadini fanno del capo. Il Parlamento non è più il luogo di rappresentanza del pluralismo, il luogo nel quale tutti i cittadini si sentono riconosciuti, si sentono rappresentati e lì, in quella sede si costruisce l’unità. Il Parlamento rispecchia non più il pluralismo, ma rispecchia il leader che ha vinto le elezioni. Rispecchia la maggioranza che è uscita vincente, ma come vincente? Attraverso l’investitura del capo. Ed è un modello di democrazia che, ripeto, anziché porre al centro il pluralismo e il Parlamento, pone al centro l’uno e il governo, quindi dal pluralismo e dalla centralità del Parlamento al governo, al, scusate, alla democrazia dell’uno e del governo. Questa è l’essenza.

Ora, ripeto, con tutti i limiti che sempre, diciamo, i commentatori si premurano di evidenziare, il campo largo su questo tema, su questo tema, e qui ci sono, vedo colleghi senatori e colleghi deputati che hanno, insomma, partecipato a molte riunioni per definire gli emendamenti, emendamenti condivisi. Certo, non sono stati sufficienti a fare quello che avremmo voluto, e cioè fermare questa legge e e fare in modo che non si arrivasse a quello che probabilmente si arriverà la settimana prossima. Però la proposta che il campo largo ha, diciamo, scritto negli atti parlamentari è una proposta, è un modello di democrazia che si muove nel solco della Costituzione e afferma la centralità del Parlamento e l’insostituibile valore del pluralismo, la più grande conquista di democrazia dopo il secondo conflitto mondiale.

Trascrizione a cura della redazione non riletta dal relatore

Intervento di Andrea Giorgis