Andrea Giorgis
Il campo largo avrà tante tante difficoltà e, naturalmente, le critiche non vengono mai risparmiate. Però su questo tema, sul tema della democrazia, il campo largo in tutti i mesi di battaglia parlamentare è stato unito, e ha avversato un modello di democrazia, che è quello che caratterizza la riforma, proponendo un diverso, radicalmente diverso modello di democrazia. Questa riforma, come è stato detto subito in apertura dalla professoressa Biondi e poi ripreso negli altri interventi, è un disegno di legge che cerca di introdurre un modello di democrazia imperniato sulla investitura diretta del capo. È un modello di democrazia, quello che è descritto da questa legge, che ribalta il, diciamo, l’essenza della democrazia descritta e prescritta dalla nostra Costituzione.
Ed è un modello di democrazia, quello del capo, perfettamente coerente con quella che è l’ossessione di questo governo e di tutte le destre in Europa, e cioè un attacco al pluralismo, un tentativo di superare e negare il pluralismo, non attraverso la partecipazione organizzata, ma attraverso l’investitura del capo. Guardate, il modello di democrazia che la nostra Costituzione e quasi tutte le democrazie occidentali prevedono, è un modello di democrazia caratterizzato dalla costruzione dell’unità a partire dal basso. L’idea di democrazia emancipante che la nostra Costituzione vorrebbe che si realizzasse è un modello di democrazia che scommette sulla capacità dei cittadini, attraverso l’organizzazione in corpi intermedi e in partiti, di costruire progressivamente un’unità, a partire però dal basso, a partire dal pluralismo. E poi, attraverso processi che vedono la centralità del Parlamento, arrivare alla costruzione del governo, dell’unità, della maggioranza. Il governo è il risultato di un processo di integrazione che parte dal basso e arriva, appunto, a legittimare il Presidente del Consiglio. Questa riforma, così come il premierato invece, ribalta completamente lo schema, immagina di costruire l’unità a partire dall’alto. Attraverso un processo non ascendente, di partecipazione organizzata e di mediazioni, ma attraverso un processo di legittimazione carismatica, demagogica, populista del capo e attraverso una, a questo punto, una direzione discendente porre gli organismi e quindi, innanzitutto, il Parlamento. Il Parlamento diventa il riflesso della scelta che i cittadini fanno del capo. Il Parlamento non è più il luogo di rappresentanza del pluralismo, il luogo nel quale tutti i cittadini si sentono riconosciuti, si sentono rappresentati e lì, in quella sede si costruisce l’unità. Il Parlamento rispecchia non più il pluralismo, ma rispecchia il leader che ha vinto le elezioni. Rispecchia la maggioranza che è uscita vincente, ma come vincente? Attraverso l’investitura del capo. Ed è un modello di democrazia che, ripeto, anziché porre al centro il pluralismo e il Parlamento, pone al centro l’uno e il governo, quindi dal pluralismo e dalla centralità del Parlamento al governo, al, scusate, alla democrazia dell’uno e del governo. Questa è l’essenza.
Ora, ripeto, con tutti i limiti che sempre, diciamo, i commentatori si premurano di evidenziare, il campo largo su questo tema, su questo tema, e qui ci sono, vedo colleghi senatori e colleghi deputati che hanno, insomma, partecipato a molte riunioni per definire gli emendamenti, emendamenti condivisi. Certo, non sono stati sufficienti a fare quello che avremmo voluto, e cioè fermare questa legge e e fare in modo che non si arrivasse a quello che probabilmente si arriverà la settimana prossima. Però la proposta che il campo largo ha, diciamo, scritto negli atti parlamentari è una proposta, è un modello di democrazia che si muove nel solco della Costituzione e afferma la centralità del Parlamento e l’insostituibile valore del pluralismo, la più grande conquista di democrazia dopo il secondo conflitto mondiale.
Trascrizione a cura della redazione non riletta dal relatore
