Alessandro Alfieri
Prima Gherardo Colombo ha parlato del “noi” e noi ce lo siamo ritrovato molte volte. Io sono d’accordo con Gad quando dice: «Basta con l’autoflagellazione». Se ci sono delle cose che hanno funzionato, proprio sul versante delle riforme, ci siamo mobilitati insieme.
Sull’autonomia differenziata, la Corte Costituzionale ha deciso in quella maniera, ma si è creato quel clima che dicevi tu, cioè un clima di mobilitazione nel Paese. Non solo al Sud, è diventata una battaglia di tutta di tutta l’Italia.
Poi l’abbiamo fatto sul referendum sulla giustizia e adesso siamo impegnati sulla legge elettorale.
Noi il lavoro l’abbiamo fatto in Parlamento, l’abbiamo fatto insieme. L’abbiamo fatto come Partito Democratico in maniera tetragona, tutti compatti, nonostante qualcuno cercasse di dividerci, anche nel nostro campo, anche ex parlamentari, anche costituzionalisti, amici, che dicevano: «Ah, ma dovete dialogare». Ma come si fa a dialogare con questi che fanno delle forzature incredibili? Han fatto una riforma costituzionale sulla giustizia in cui non hanno accettato di discutere un nostro emendamento. Giustamente siamo stati tutti uniti e siamo stati tutti uniti anche come centro-sinistra e progressisti. Soprattutto al Senato, abbiamo fatto emendamenti comuni sul tema delle preferenze, sul tema della parità di genere. Certo, dovremmo imparare anche noi, perché qua forse non abbiamo fatto le cose proprio per bene, perché dovevamo organizzare in maniera diversa. Ma in Parlamento la battaglia l’abbiamo fatta e continueremo a farla, perché dobbiamo tenere il massimo della pressione possibile fino all’ultimo.
E li abbiamo mandati in crisi con l’emendamento sulle preferenze, perché per un giorno intero hanno fatto riunioni contro riunioni, hanno minacciato la rottura della maggioranza.
Certamente lo faremo alla Camera. Chiederemo tutti i voti segreti che potremmo fare, chiederemo anche il voto segreto alla fine e vedremo se esploderanno.
È chiaro, se esploderanno adesso non bisogna essere Sechi per prevedere che qualche problemino ce l’avranno all’interno della loro maggioranza. Ma io ho visto questa compattezza che c’è. Certamente non basta, perché quel “noi” che ha lavorato insieme sul referendum sulla giustizia Abbiamo fatto un grande lavoro perché sono andate avanti le associazioni, la società civile, voi come magistrati che avete lavorato insieme e avete lavorato con le stesse parole d’ordine e noi come partiti vi abbiamo sopportato. Ecco, quello spirito del referendum, di cui hai parlato tu, lo dobbiamo riprendere. Lì ci siamo un po’ seduti dopo il referendum, noi. Facciamo autocritica, oggettivamente. Quindi, dalla parte della Costituzione contro una legge elettorale che cambia gli equilibri costituzionali, già è un titolo perché colpisce la qualità della democrazia, impedisce di scegliere alle cittadine e ai cittadini.
Ripartiamo da lì. E io lo dico ai nostri colleghi. Questa settimana avremo dei passaggi in cui dovremo decidere anche il percorso futuro.
Penso che quello spirito vada ripreso, perché sono venute a votare persone che magari non si riconoscevano nei singoli partiti, che magari non hanno votato alle elezioni europee e neanche alle elezioni politiche, ma hanno capito qual era la posta in gioco: la qualità della nostra democrazia, le forzature che facevano saltare la Costituzione, quell’equilibrio dei poteri che all’interno della Costituzione impedisce che, appunto, si possa fermare la autocrazia, come si diceva come si diceva prima. Io ripartirei da lì, da quell’esperienza.
Mi sono avvicinato alla politica con i comitati dell’Ulivo. L’esperienza di Tangentopoli era stata pessima per quelli della mia generazione, che studiavano all’università, si erano allontanati. Perché mi ero riavvicinato io, come tanti della mia generazione? Perché non ti chiedevano se eri dei DS, del Partito Popolare, dell’Alleanza dei Progressisti. Tu potevi andare, ti riconoscevano, potevi presentare le tue proposte, le tue idee. Ecco, abbiamo bisogno di luoghi così e l’esperienza del referendum ci insegna quello: che tu puoi andare a prescindere se hai una tessera del partito in tasca, se hai voglia di partecipare a una sfida collettiva, quella di mandare a casa questa destra, di fermare queste riforme liberticide, dei decreti pessimi sulla sicurezza, sull’immigrazione. Ecco, io penso abbiamo bisogno di luoghi così. Lo dico anche ai colleghi: un luogo in cui insieme costruiamo l’alternativa, senza guardare, appunto, alle sigle di partito. Questo è lo sforzo che dobbiamo fare e penso che se lo aspettano le tante persone che non vogliono rassegnarsi a questa destra.
Un pezzo di lavoro però l’abbiamo fatto, perché sia sulle riforme, sia sugli emendamenti comuni c’è già un’idea di lavoro comune sulle riforme e da lì possiamo ripartire. E sappiamo benissimo che abbiamo sbagliato nel '22, ci siamo divisi, ci siamo divisi in tre parti. È il motivo per cui, appunto, in maniera unitaria stiamo affrontando questi temi e proprio dalle riforme possiamo prendere esempio. Certo, ci son dei nodi da risolvere, sarei ipocrita se non lo ammettessi, ci son dei nodi da risolvere. Però, ripartendo da qui, anche dai temi come la mobilitazione sulla legge elettorale, io penso che da questo punto di vista dobbiamo stare al vostro fianco e quindi io porto anche il messaggio del Partito Democratico, della sua segreteria, della segretaria Elly Schlein, per dire che se voi metterete in campo quei ricorsi, noi saremo al vostro fianco, vi sosterremo in ogni modo e, per farlo al meglio, serve partire con una mobilitazione. Più noi saremo capaci di tenere insieme tutto il fronte, di mobilitare queste energie, di costruire questi comitati larghi in cui tutti si riconoscano, a prescindere dal partito, io penso che faciliteremo anche il lavoro per fermare questa pessima legge elettorale e creare un clima nel Paese per cui, appunto, queste forzature, le forzature che impediscono alle persone di scegliere e di pensare di poter decidere tutto all’interno dell’esecutivo, non possano avere successo. Quindi grazie per questa occasione, da qui ripartiamo, io sono fiducioso.
Trascrizione a cura della redazione non riletta dal relatore
