Agostino Giovagnoli
Di regola, le leggi elettorali cambiano i partiti, quindi anche questa legge elettorale può cambiare i partiti. In realtà li sta già cambiando - è uno dei suoi tanti effetti negativi - prima ancora che sia stata approvata. Questa legge, infatti, ha, per così dire, la lingua biforcuta. Nel senso che da una parte, ed è la parte preponderante, introduce il premierato di fatto (e credo che non ci sia nulla da aggiungere a quanto è stato già detto con tanta chiarezza sull'introduzione, con legge ordinaria, del premierato di fatto, aggirando l'art. 138 della Costituizione). Ma c’è poi il suo volto nascosto perché, se il giorno delle elezioni non ci sarà una coalizione vincente che ha superato il 42% dei voti, scatterà un sistema proporzionale quasi puro. Questo è in realtà uno scippo, perchè toglie al cittadino il diritto ad un voto pienamente consapevole. Noi sapremo infatti quale legge elettorale entrerà in funzione - delle due previste dal Melonellum - soltanto la sera del voto. Gli elettori cioè voteranno all’oscuro di quale sistema elettorale sarà applicato, in contrasto con l'art. 48 della Costotuzione.
Ciò comporta effetti distorsivi immediati, perché quella che può sembrare una curiosità da studiosi ha subito un'influenza importante sugli attori politici, abituati a fare i conti non solo con ciò che accade ma anche con quello che può accadere. Alcuni effetti forse li vediamo già. C'è chi pensa: "forse non mi conviene cercare di vincere il premio perchè ciò comporta un'alleanza e dei patti che non mi conviene fare, meglio che prevalga il sistema proporzionale e poi si negozieranno le alleanze dopo il voto". C'è già chi dice: «forse conviene che la 'mia' coalizione perda, perché con il proporzionale il mio partito avrà la possibilità di affermare più chiaramente la propria forza in autonomia". Oppure c'è chi sta facendo il ragionamento opposto e punta su coalizioni che possono vincere il premio di maggioranza a tutti i costi, anche se si tratta di coalizioni artificiose e che si frammenteranno all'indomani del voto. Ipotesi tanto diverse su come potranno essere definiti i risultati elettorali comportanto dunque oscillazioni molto forti nelle strategie e nelle tattiche dei partiti .
Tali constatazioni spingono a guardare non solo agli effetti immediati di questa legge elettorale ma anche al suo impatto sul contesto storico complessivo. (Ne approfitto per informare che i costituzionalisti - con il loro appello - hanno aperto la strada anche ad un appello di storici contro questa legge elettorale che ha superato in pochi giorni i 200 firmatari). Il contesto storico in cui si inserisce questa legge è un contesto - purtroppo - di crisi della democrazia, di una crisi della democrazia che assume anche l’aspetto dell'instabilità del sistema politico. Di regola, le leggi elettorali servono per modellare e stabilizzare un sistema politico. Dopo la loro entrata in vigore ci deve essere un tempo in cui tutti ne diventano consapevoli, imparano cioè a metabolizzarne gli effetti sul sistema politico, su quella "costituzione materiale" in cui la Costituzione formale trova modo di produrre i suoi frutti. Ma se il sistema politico non è ben costruito o cambia continuamente - e questo purtroppo è quello che sta accadendo in Italia da trent’anni, con cinque leggi elettorali diverse - si crea instabilità. Lo Stabilicum, a dispetto del nome, provoca ulteriore instabilità, anche per la possibilità che vengano applicati due sistemi elettorali diversi, anzi opposti, perché il maggioritario e il proporzionale sono sistemi opposti e rimandano a sistemi politici opposti, a logiche opposte, a strategie opposte, ad attori molto diversi ecc. Non è l’instabilità dei governi, che poi non è il problema più grave: la prima Repubblica ha avuto tanti governi e si può dire perciò che i suoi governi sono stati instabili, ma il sistema politico era stabilissimo. Oggi invece ci troviamo di fronte a una legge che promette governi stabili, ma produce un ulteriore aggravamento dell’instabilità del sistema politico. E' in qualche modo anche questo un vulnus costituzionale, perché la Costituzione è un corpo vivente, dicevano i padri costituenti, che ha bisogno di un ambito politico stabile in cui essere assimilata, applicata, realizzata, possa generare insomma una convivenza democratica vitale e feconda.
Trascrizione corretta dal relatore
