Dalla parte della Costituzione
Contro una legge elettorale che cambia gli equilibri costituzionali
L’iniziativa “Dalla parte della Costituzione. Contro una legge elettorale che cambia gli equilibri costituzionali” nasce dall’esigenza di aprire una discussione pubblica, ampia e informata, sulla proposta di riforma della legge elettorale per la Camera dei deputati e per il Senato della Repubblica, dopo il passaggio del testo al Senato e in vista del successivo sviluppo dell’iter parlamentare.
La legge elettorale non è una questione meramente tecnica. Attraverso la disciplina dei collegi, delle liste, delle preferenze, delle soglie e degli eventuali premi si definisce concretamente il rapporto tra cittadini, partiti, territorio, Parlamento e Governo. Per questo ogni intervento in materia elettorale deve essere valutato non soltanto per i suoi effetti politici immediati, ma anche per la sua compatibilità con i principi costituzionali: libertà ed eguaglianza del voto, rappresentatività delle assemblee, pluralismo politico, ruolo dei partiti, equilibrio tra Parlamento e Governo, autonomia delle due Camere e base regionale dell’elezione del Senato.
Le modifiche introdotte nel corso dell’esame parlamentare, compreso il ritorno delle preferenze, non sembrano risolvere i nodi principali. Il Senato ha approvato un emendamento che introduce fino a tre preferenze nei collegi plurinominali, ma con esclusione del capolista. La permanenza dei capilista bloccati limita quindi in modo significativo l’effettiva possibilità degli elettori di incidere sulla scelta dei parlamentari. In molti casi, soprattutto per le liste che eleggeranno pochi candidati, il parlamentare eletto continuerà infatti a coincidere con il capolista predeterminato dai partiti. Le preferenze rischiano così di operare solo su una quota limitata degli eletti, lasciando sostanzialmente irrisolto il problema della selezione personale della rappresentanza.
A ciò si aggiunge l’aumento delle sottoscrizioni richieste per la presentazione delle liste, introdotto proprio mentre viene eliminata la regola che impediva di computare, ai fini della cifra elettorale di coalizione, i voti delle liste collegate rimaste tra l’1 e il 3 per cento. Il risultato è un irrigidimento dell’accesso alla competizione elettorale, che rischia di escludere irragionevolmente nuove forze politiche o liste minori dalla possibilità stessa di presentarsi. Anche questo profilo presenta gravi criticità costituzionali.
Resta inoltre centrale il tema del premio di governabilità. Un premio attribuito su base nazionale non si limita a favorire la formazione di maggioranze politiche, ma può alterare la composizione del Parlamento, gonfiando artificialmente le forze destinate a sostenere il Governo e riducendo quelle di opposizione. Il problema è ancora più delicato al Senato, dove la Costituzione prevede l’elezione su base regionale: un meccanismo premiale nazionale rischia di incidere sulla rappresentanza senatoriale delle singole regioni e di indebolire l’autonomia costituzionale dei due rami del Parlamento. Ne deriva anche un possibile effetto di “premierato di fatto”: formalmente si elegge il Parlamento, ma sostanzialmente la legge elettorale viene piegata alla costruzione preventiva di una maggioranza di governo.
L’incontro del 28 settembre intende quindi offrire uno spazio di confronto tra giuristi, studiosi, giornalisti, rappresentanti delle istituzioni, associazioni e forze politiche. I diversi panel affronteranno i profili costituzionali della riforma, il rapporto tra legge elettorale, diritti e sicurezza, il ruolo del pluralismo e dell’informazione, fino alla tavola rotonda conclusiva dedicata alle possibili iniziative da assumere.
Discutere di legge elettorale significa discutere della qualità della democrazia costituzionale. Non si tratta soltanto di stabilire come si trasformano i voti in seggi, ma di comprendere quale Parlamento, quale sistema politico e quale rapporto tra cittadini e istituzioni si intenda costruire. Da qui la scelta di mettersi, ancora una volta, dalla parte della Costituzione.
Se non saremo ascoltati in Parlamento, diventerà inevitabile rivolgersi ai giudici e quindi alla Corte. È inconcepibile che si rischi di votare ancora una volta con una legge incostituzionale.
Costituzione e democrazia
