ISSN: 2974-9999
Registrazione: 5 maggio 2023 n. 68
presso il Tribunale di Roma

La riforma Nordio ha un impatto diretto nella vita concreta di tutti

Intervento di Enrico Grosso, costituzionalista e presidente onorario del comitato “Giusto dire No” alla presentazione dell’Avvio della campagna del Comitato Società civile per il NO al referendum Costituzionale, Roma, sabato 10 gennaio 2026
14 gennaio 2026
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Enrico Grosso
Enrico Grosso
ABSTRACT

La riforma Nordio non riguarda pochi addetti ai lavori ma ha un impatto diretto per la vita concreta di tutti. Questo è il nucleo essenziale del messaggio con il quale dobbiamo riuscire a informare e coinvolgere il maggior numero possibile di cittadini su una tematica difficile e apparentemente tecnica, di fronte alla quale molti si sentono privi di strumenti di comprensione.

Il comitato “Giusto dire no” è nato con lo scopo di indirizzare sin da subito la discussione sulla vera posta in palio di questo referendum. Che non è, come tutti sappiamo, la “separazione delle carriere”, o peggio ancora la “giustizia”, ma è la messa in pericolo del principio di autonomia e indipendenza della magistratura dalla politica, cioè, alla fin fine, il principio della separazione dei poteri e del loro equilibrio. Noi questa cosa abbiamo cominciato a dirla sin dall’inizio, e continuiamo con forza a ribadirla, e ringraziamo tutti voi, che con determinazione e fermezza state facendo altrettanto, senza lasciarvi distogliere dagli attacchi sempre più scomposti e volgari di chi ci accusa di raccontare frottole o addirittura di diffondere notizie “false e tendenziose”. Così come ringraziamo i quindici cittadini per l’iniziativa, che ho molto apprezzato, di raccogliere le firme per un referendum popolare e contribuire così a tenere vivo il dibattito e a marcare la natura “oppositiva” del referendum. Anche io ho firmato con piacere.

Ci accusano di diffondere la falsa informazione che l’autonomia della magistratura dalla politica sarebbe a rischio perché “il principio di autonomia e indipendenza continua ad essere scritto nella Costituzione”. È un argomento di una pochezza davvero sconcertante. Se bastasse che un principio sia “scritto” in una Costituzione, perché esso sia effettivo, allora avremmo risolto per sempre tutti i problemi, a cominciare da quello della pace, della giustizia sociale, e della fame nel mondo. Pensare che basti scrivere “la magistratura è indipendente”, per garantire che la magistratura sia davvero indipendente, significa non aver capito nulla di come funziona davvero uno Stato costituzionale. Ed infatti: sentite un po’ cosa dicono alcune costituzioni di alcuni paesi presi a caso: “I Giudici sono indipendenti e sono sottoposti soltanto alla Costituzione ed alla Legge federale della Federazione Russa”. Art. 120 della costituzione russa.

“Quello giudiziario è un potere indipendente che tutela i diritti individuali e collettivi del popolo ed è responsabile dell’amministrazione della giustizia”. Art. 156 Cost. Iran

Dulcis in fundo: “La Suprema Corte è indipendente nell'amministrazione della giustizia, ed effettua le attività giudiziarie attenendosi alla legge”. Art. 166 Cost. Corea del Nord.

Tutti sappiamo che i principi, per essere effettivi, devono poggiare su regole che li sostengano, li coltivino, creino le condizioni – politiche e culturali – per la loro concreta applicazione, guidino i comportamenti concreti di chi agisce esercitando un potere. Gli ordinamenti costituzionali funzionano così, e chi fa finta di non capirlo ha in realtà in animo l’abbassamento dell’effettività delle garanzie, la neutralizzazione della forza di quei principi, la messa in discussione dei traguardi raggiunti in due secoli di costituzionalismo.

E quindi, se passa la riforma Nordio, la diminuzione dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura avverrà. Avverrà perché si abbasseranno i presidi che quell’autonomia e indipendenza garantiscono in concreto. La Costituzione continuerà a declamare, senza più garantire, quel fondamentale principio, asse portante e pietra angolare dello Stato di diritto.

Dunque noi continueremo con forza a ribadirlo, coi nostri cartelli e con la nostra voce, resistendo a ogni intimidazione, che di giorno in giorno si fa più violenta e cattiva. I giudici, sì i giudici, e non solo i pubblici ministeri, se passa questa riforma, saranno meno indipendenti, più a rischio di soggezione di fatto alla politica. Saranno meno indipendenti perché saranno meno liberi, perché un giudice è davvero libero, se deve prendere decisioni “scomode”, solo se non è impaurito, se non è intimidito. A questo serve un CSM elettivo e rappresentativo, con maggioranza di magistrati che garantiscano davvero l’autogoverno. Così volle il costituente, e non lo volle a caso. Lo volle perché fosse organo di difesa attiva della magistratura dalle ingerenze del potere politico, quelle ingerenze che nel corso del fascismo erano state continue e persistenti. Ecco, io non voglio che i giudici siano “ricondotti”, come ci ha detto in un impeto di verità il sottosegretario Mantovano, a quel modello di magistratura, gerarchizzata e prona alla politica, che la Costituzione ha voluto cancellare.

Non sarà facile, ma questo messaggio continueremo con forza a ribadirlo. Grazie ancora, e buon lavoro a tutti noi.

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