Marsala. Tribunale di un'altra Italia di Francesca Bellafiore

Marsala. Tribunale di un'altra Italia di Francesca Bellafiore

Sommario: 1. Marsala e il Tribunale. 2. La struttura, il circondario e i “dati” sulla giustizia. 3. L’organizzazione e la pianta organica. 4. Un ufficio “particolare”. 5. Il rafforzamento delle risorse.

1. Marsala e il Tribunale.

17 febbraio 2014. E’ il giorno in cui vengo immessa nel possesso delle funzioni nel Tribunale di Marsala. È la mia prima sede. La scelgo volutamente, perché è sede vicinissima alla città in cui abito, ma la scelgo anche e un po’ inconsapevolmente, in difetto di una chiara e concreta cognizione/percezione, all’epoca, del modo in cui avrebbe potuto effettivamente dipanarsi il complessivo lavoro giudiziario.

Marsala è una città bella e racchiude in sé le contraddizioni tipiche delle città del Sud, in particolare, delle città siciliane, ricchissime di arte, storia e cultura, che si ha, talvolta, la sensazione essere rimaste imprigionate nel passato, ma che non di rado pure riemergono, e in certi casi con dubbia insolenza.

Marsala è una città di mare e di agricoltura, di sole e di vento, di borghese ricchezza e popolare povertà e attorno ad essa girano piccoli e grandi centri e/o circuiti economici non sempre noti al resto dell’Italia (e all’estero) per il sapore dei vini che le imprese locali con secolare tradizione producono.

Numerosi sono i siti storici e archeologici presenti, testimonianza delle passate dominazioni e di quell’alternanza tra periodi di splendore economico e culturale (il periodo romano, ne è un esempio) e momenti di assedio e di oscurantismo  (durante il periodo disinteressato di Bisanzio), con successive ed intermittenti rinascite (con gli Arabi, che diedero alla città il nome di Marsa’ Alì, e poi con i Normanni e gli Spagnoli e, ancora in seguito, nell’Ottocento, sino al noto sbarco dei Mille), che in maniera circolare hanno segnato e continuano a segnare la storia di questo territorio, il quale, altresì ricco di aree e riserve naturali di particolare bellezza (si pensi alla Riserva Naturale Orientata “Isole dello Stagnone di Marsala”), ha sempre registrato un alterno e contraddittorio rapporto con le “istituzioni”.

Il Tribunale si affaccia su questa terra “salata” e la guarda con il volto di chi, siciliano tra i siciliani, ha voluto con appassionata determinazione restituire verità e desiderio di cambiamento. Il manifesto di Paolo Borsellino, da un lato, e quello di Cesare Terranova, dall’altro, si trovano accanto alla scritta “Palazzo di Giustizia”, nel vecchio, come nel nuovo edificio, rappresentando, ciascuno ed entrambi insieme, il contenuto ideale e/o simbolico del luogo stesso.

La storia di questo Tribunale si sente ancora viva nei racconti di qualche più anziano cancelliere, avvocato o magistrato che ricorda i tempi, vissuti, dell’arrivo di Borsellino, con un solo sostituto in organico e un limitato numero di operatori di P.G., in un territorio in cui oggi come allora la presenza della criminalità organizzata è significativa. È la storia dei processi a personaggi di spicco appartenenti alla famiglia mafiosa del noto boss Matteo Messina Denaro, ancora latitante, e la storia altresì di scomparse e rapimenti rimasti irrisolti, come quello di Denise Pipitone.

In questo contesto, in cui il progressivo ampliamento delle risorse si registra soltanto a partire dagli anni Ottanta, notevole è l’impegno del personale tutto, compresa la componente forense, che all’idea di “giustizia” ha dedicato e dedica il proprio quotidiano lavoro.

 2. La struttura, il circondario e i “dati” sulla giustizia.

Il Tribunale di Marsala, nato cinquanta anni fa, è oggi fisicamente collocato in un edificio grande, spazioso, luminoso e, soprattutto, moderno, la cui realizzazione, cominciata oltre 10 anni addietro su un’area originariamente occupata da un ex stabilimento vinicolo, è stata solo di recente portata a termine, con l’esecuzione di progressivi interventi di riordino e riadattamento, onde rendere la struttura quanto più possibile coerente e atta ad assicurare una efficace ed efficiente risposta di giustizia.

L’edificio, destinato ad ospitare un vasto numero di personale ed utenza, si compone essenzialmente di due blocchi principali di fabbrica, tra loro collegati. Ampi sono i corridoi e le aree aperte per accogliere il pubblico. Vi sono aule attrezzate per la trattazione dei processi penali e civili (comprese le aule destinate alle vendite) e, con una soluzione “eccentrica” rispetto ad altre e diffuse realtà, stanze assegnate a ciascun magistrato. È stata anche realizzata una stanza giochi per i bambini nonché una sala medica.

Il circondario è esteso e comprende, tra gli altri, i centri di Mazara del Vallo e Castelvetrano, costituenti due dei mandamenti in cui si articola l’organizzazione criminale “Cosa Nostra” nella provincia di Trapani.

La presenza della criminalità organizzata – che altresì alimenta la proliferazione di sacche di illegalità in diversi settori, compresi quelli dell’economia e della politica locale – non esaurisce le criticità del territorio.

Si assiste, ad esempio, negli ultimi anni ad un allarmante incremento della criminalità in ambito familiare e di genere, che accresce le esigenze di tutela, non solo penale, ma pure in sede civile – con elementi di contatto, in tale ultimo caso, anche con il lavoro svolto dal Tribunale per i Minorenni – delle fasce più deboli e marginalizzate della popolazione.

Non esiguo è il numero delle imprese presenti sul territorio ed operanti in una realtà complessa che, caratterizzata dalle dette notorie criticità, rende il contenzioso assai eterogeneo.

A ciò si aggiunge una diffusa illegalità che pure copre l’area degli illeciti contro la P.A. o in materia di edilizia e ambiente, in un contesto di disagio economico e sociale che reclama un assiduo e costante impegno di tutti i soggetti a vario titolo coinvolti nell’amministrazione della giustizia.

Alcuni dati tratti dal sistema datawarehouse del Ministero della Giustizia – Direzione generale di statistica e analisi organizzativa consentono di individuare, per il settore civile, alla data del 31.12.2018, con riferimento al totale degli affari contenziosi, controversie in tema di lavoro, previdenza e assistenza, affari della volontaria giurisdizione e procedimenti speciali sommari (c.d. area SICID), 5266 nuove iscrizioni e 5492 definizioni, per un rapporto tra procedimenti definiti e procedimenti sopravvenuti (c.d. clearance rate) pari 1,04% e con un numero di pendenze finali pari a 3118. La percentuale di cause pendenti ultratriennali sul totale delle pendenze è pari allo 0,8% (al 31.12.2015 la percentuale delle cause ultratriennali sul totale delle pendenze era del 4,3%).

Per ciò che attiene alla giustizia penale, alla data del 31.12.2018, si registra un numero di sopravvenienze pari a 4555 a fronte di definizioni pari a 4370, per un clearance rate che si assesta nella percentuale dello 0,96%, mentre la variazione delle pendenze ultratriennali è pari a - 25,6%.

In significativa crescita sono i procedimenti iscritti per i delitti di maltrattamenti,  atti persecutori e abusi sessuali (il dato statistico segna un incremento delle iscrizioni per tale tipologia di reato, negli ultimi tre anni, del 21%).

Intuitivi sono i momenti di contatto tra il lavoro della Procura locale e la DDA, cui sono trasmessi per competenza quei procedimenti che, originariamente istruiti per reati comuni, si rivelano in seguito riconducibili nell’area dell’associazione mafiosa.

Non sono rare, altresì, le imprese dichiarate fallite e contemporaneamente attinte da misure di prevenzione, con ogni conseguenza in punto di coordinamento tra le due discipline e procedure.

Il lavoro giudiziario, nelle due macro-aree (civile e penale) – in cui pure si articola la ripartizione in Sezioni del Tribunale – si presenta, così, sempre vario e multiforme, con non inconsueti momenti di interferenza, richiedendo a ciascun operatore, sin dal momento in cui entra a far parte dell’organico, anche in sede di prima assegnazione, una duttilità intellettuale e organizzativa che, pur a fronte di una inevitabilmente diradata specializzazione, amplifica, comunque, le occasioni di confronto nell’ufficio, offrendo importanti opportunità di crescita personale e professionale. 

 3. L’organizzazione e la pianta organica.

Il Tribunale di Marsala, come anticipato, è organizzato in due Sezioni, una penale e una civile, quest’ultima articolata in più uffici (contenzioso – esecuzioni e fallimenti – lavoro e previdenza – volontaria giurisdizione).

Quanto ai magistrati presenti, a fronte di una pianta organica che conta 21 giudici (oltre 2 Presidenti di sezione ed un Presidente di Tribunale), i magistrati effettivi sono in questo momento 17 (esclusi i Presidenti), di cui ben 7 con la I valutazione di professionalità e 4 con la II valutazione di professionalità, con una scopertura di organico soggetta a periodiche variazioni e destinata prossimamente ad aumentare, con il trasferimento di altri 3 colleghi già proposta dall’apposita commissione consiliare.

Ulteriormente complessa è la situazione della Procura che, a fronte di una pianta organica comprensiva di 8 sostituti e del Procuratore, soffre, allo stato attuale, di una scopertura del 38%. Sono 5 infatti ad oggi i magistrati effettivamente presenti (di cui 1 m.o.t. e 2 sostituti alla I valutazione di professionalità), oltre al Procuratore.

Non mancano le pubblicazioni di posti vacanti, e tuttavia, come pure ricordato dal vicepresidente del CSM David Ermini, in occasione della cerimonia inaugurale del nuovo Palazzo di Giustizia tenutasi lo scorso 9 ottobre, nonostante l’indizione dei bandi, tanto nel Tribunale quanto nella Procura, “non sono state presentate domande: i magistrati non fanno domanda per andare in alcuni uffici particolari del Sud”.

 4. Un ufficio “particolare”.

Marsala evidentemente rientra in uno dei suddetti “uffici particolari” e, se così è, l’attuale situazione – quella, cioè, in cui si viene a trovare un magistrato, più spesso di prima nomina, non appena arriva qui – non sembra tanto diversa dalla situazione che emerge dalle parole di una personalità importante e simbolica, come quella di Paolo Borsellino, pronunciate oltre trenta anni addietro nel corso della relativa audizione, quale Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Marsala, dinanzi alla Commissione parlamentare antimafia l’11 dicembre 1986, là dove a un certo punto dichiara: “… mi rendo conto dei poteri del Consiglio superiore ed è inutile che mando a chiedere l’invio di sostituti, quando nessuno fa domanda. …”.

Le criticità del territorio dovrebbero tradursi non in altrettante criticità nella concreta gestione del servizio giustizia, bensì in un rafforzamento delle risorse che per l’attuazione di quel servizio sono essenziali.

La componente magistratuale del Tribunale è in buona parte costituita da colleghi di prima nomina, non siciliani e desiderosi di riavvicinarsi alle sedi originarie e/o a sedi ad esse limitrofe, non appena maturata la legittimazione al trasferimento. Eccezionalmente, alcuni rimangono a Marsala e, in genere, la scelta in tal senso compiuta è di tipo affettivo, per avere alcuni di essi creato una famiglia in loco.

Si assiste, dunque, ad un periodico e significativo ridimensionamento del numero dei giudici presenti, con nuovi ingressi raramente contestuali alle uscite, vuoi per la quantità non sempre adeguata dei posti messi a concorso, vuoi – come detto – per l’assenza di aspiranti.

Il turn over che caratterizza l’ufficio marsalese, come altre realtà giudiziarie periferiche e, per di più, meridionali, pone ciclicamente in pericolo i “risultati” raggiunti nei periodi di “pieno” organico e la tensione, in siffatti momenti, a mantenere livelli accettabili di efficienza nella risposta di giustizia, al di là del dato meramente statistico, la si coglie nei diversi tentativi di riorganizzazione nella gestione dei ruoli e dei procedimenti che, seppure, ed in ultima analisi, idonei a determinare un accrescimento delle esperienze professionali e, dunque, delle competenze, rischia di far perdere di vista l’idea stessa della “programmazione”.

Diviene allora importante, in siffatto contesto, il modello organizzativo prescelto, che a Marsala passa, ad esempio, per il periodico controllo dei flussi, su cui ciascun magistrato è chiamato a cimentarsi, una volta che, con cadenza mensile, trasmessogli per email il bollettino statistico e la stratigrafia delle pendenze ultratriennali, si ritrova ad analizzare il numero dei procedimenti – distinti per tipologia e natura – definiti da ognuno e quelli ancora pendenti necessitanti di sollecita trattazione (perché già ultratriennali ovvero prossimi a divenire tali entro breve tempo), sì da “valutare” il proprio lavoro in rapporto con il lavoro svolto dai colleghi e attuare, se del caso, strategie di intervento sul proprio ruolo onde evitare, tra l’altro, la proliferazione dell’arretrato o, più semplicemente, per allineare, se possibile, i propri “risultati” con quelli medi dei colleghi addetti alle medesime e/o analoghe funzioni.

Per quanto lo strumento possa apparire orientato, in particolar modo, ad assicurare adeguati livelli di “produttività” – termine, quest’ultimo, spesso utilizzato e/o percepito con una (nemmeno troppo vaga) accezione negativa – non può, innanzi tutto, non riconoscersi che il numero dei procedimenti definiti, il quale, a sua volta, altresì incide sulla durata dei processi, è uno degli elementi su cui pure si fonda la percezione, dal punto di vista del cittadino e dell’utenza, del servizio giustizia. Sotto un ulteriore profilo, poi, la condivisione tra colleghi dei dati statistici (distinti per magistrato e diversificati in funzione della natura e tipologia dei procedimenti), non solo rende ciascuno consapevole del lavoro individuale e da tutti insieme svolto ma altresì impone e, con il tempo, abitua a una gestione ordinata e razionale dell’attività stessa, con effetti tendenzialmente positivi, in ultimo, sullo stesso “equilibrio” complessivo del singolo all’interno dell’ufficio e dell’ufficio globalmente inteso, pur nell’eterogeneità dei contenuti e delle responsabilità implicate nell’attuazione di quello che, con espressione oramai diffusa a differenti livelli, va sotto il nome di “benessere organizzativo”.

 5. Il rafforzamento delle risorse.

L’impegno individuale è la componente basilare di quella attività di consolidamento delle risorse, essenziale a mantenere elevato il livello di attenzione sulle problematicità che caratterizzano buona parte degli uffici del Sud e, al contempo, ad alimentare il senso di fiducia che ogni cittadino dovrebbe avere per le istituzioni.

È un impegno che si arricchisce non solo della passione e del riconoscimento del ruolo e della funzione che anima l’attività di ciascuno, ma anche della cultura trasmessa ed acquisita con la condivisione, tra generazioni diverse di magistrati, di momenti pure apparentemente estranei all’attività giudiziaria in senso stretto, come la consumazione di un pasto fugace prima della ripresa del lavoro pomeridiano.

Su questo impegno, individuale ma condiviso, si costruiscono quegli indicatori di performance (tra cui la durata delle cause, l’arretrato e la capacità di smaltimento, oltre che la produttività) che, essenziali al periodico monitoraggio della giustizia, rimangono comunque inevitabilmente collegati alle risorse umane disponibili.

Accanto a questi momenti, individuali e condivisi, del lavoro giudiziario e, dunque, dell’organizzazione del singolo magistrato e dell’ufficio nel suo complesso, spetta agli organi istituzionali realizzare concreti percorsi di sostegno all’amministrazione della giustizia che, al di là ed oltre le pure prospettate riforme delle regole processuali, assicurino la non dispersione e, piuttosto, la valorizzazione del detto impegno, personale e collettivo, onde ridurre il divario tuttora esistente tra le diverse aree geografiche del Paese. È una sfida quotidiana che potrebbe passare dal rinnovamento materiale degli edifici all’incentivo e al potenziamento, anche per il tramite di una continuità (allo stato scarsamente esistente) tra uscite e nuove entrate, delle professionalità esistenti, con una sincera condivisione infine, tra uffici e a differenti livelli, non solo dei risultati raggiunti, ma anche dei percorsi realisticamente attuabili. 

Concludo, così, le considerazioni e idee che ho maturato nel corso di questi primi anni di servizio in cui un ruolo essenziale ha svolto il confronto con i colleghi, in particolare quelli più anziani che, sin dal primo momento in cui ho messo piede nel Tribunale di Marsala e via via nel tempo i colleghi subentrati a quelli non più in servizio e/o trasferitisi altrove, non hanno esitato – in ultimo, anche per la raccolta dei dati in vista della predisposizione di questo breve articolo – a condividere conoscenze ed esperienze.


 

                                                        

 

 

 

 

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