ISBN 978-88-548-2217-7 ISSN: 2036-5993 Registrazione: 18/09/2009 n.313 presso il Tribunale di Roma

Formazione giuridica e selezione dei magistrati


1. Se all’inizio del secolo XIX, la Facoltà di Giurisprudenza era considerata come posta all’incrocio fra teologia, medicina e filosofia e destinata, come le altre, all’educazione spirituale dell’individuo, già pochi decenni dopo il trionfante positivismo, la nascita delle scienze sociali, la rivoluzione industriale, l’espansione egemonica della borghesia conducevano a un nuovo rapporto tra il sapere e il fare, nel quale - poiché il lavoro va svolto efficientemente - il sapere tende a diventare saper fare tecnico-funzionale, indirizzato verso la specializzazione. Questa tendenza è oggi rafforzata dal fatto che il diritto ha perso unità interna, si è distaccato anche dalle sovranità statali e non ha più un centro: risulta contingente, frutto di volontà incoese e incostanti, spesso arbitrario. Il sapere giuridico si frantuma in una molteplicità di conoscenze settoriali e la dottrina, che avrebbe il compito di delineare e razionalizzare il sistema, è diventata timida nei riguardi della giurisprudenza e delle leggi speciali e non si cura di integrarle in un sistema: si è smembrata in piccole scuole, separate dal metodo e dall'ideologia, spesso politicizzate e tormentate da dubbi nei confronti delle finalità stesse della scienza giuridica. Si vive un periodo di incertezza e confusione metodologica. Un giurista completo è impensabile e risulta più appropriato parlare di esperti giuridici o esperti legali. Nel quadro della tecno-economia ogni funzione esige un’abilità specifcia e il sapere assume il valore di una competenza tecnica che si vende e si compra tramite testi e corsi appositamente concepiti per soddisfarecrediti/debiti formativi, competizione, efficienza, abilità, test, competenza, servizi1.

2. Questa impostazione, che ormai permea anche le Università, è palese nei corsi di specializzazione e nei corsi privati di preparazione ai concorsi, in particolare all’esame scritto per magistratura. L'ormai mutato (e prolungato) percorso preliminare all’accesso al concorso alla magistratura ha modificato sensibilmente la formazione degli aspiranti magistrati, determinando nei fatti una convivenza tra iniziative private di formazione e Scuole di Specializzazione per le Professioni legali (SSPL) che è fonte di problemi.

Nel 2014, per la prima volta la Scuola Superiore della Magistratura (SSM), valutando l’importanza della preparazione pre-concorsuale e le influenze del sistema di vigente sul periodo di formazione iniziale dei vincitori del concorso, ha promosso una riflessione sul sistema di accesso alla magistratura, coinvolgendo i direttori delle SPL, magistrati componenti dei relativi direttivi, formatori privati e, soprattutto, neo-magistrati e aspiranti magistrati. E’ stato analizzato anche il sistema di reclutamento, comparandolo con quello di altri ordinamenti europei, nonché l’impiego negli uffici giudiziari dei tirocinanti previsti dal decreto legislativo n. 69/2013 (convertito nella legge n. 98/2013) e le successive modifiche.

3. Attualmente si scaricano sul concorso per la magistratura ordinaria (sia per l’eccessivo numero di laureati in giurisprudenza, sia per la scarsità di altri concorsi nella P.A., sia per le nebulose prospettive della professione di avvocato) le aspettative di migliaia di laureati in giurisprudenza privi di concrete possibilità occupazionali. In realtà, le SPL sono frequentate perché è necessario per accedere al concorso, ma risulta che in realtà il 70/% circa dei vincitori del concorso si è preparato alla prova tramite una scuola privata. Però le scuole private se possono risultare efficaci nel preparare a superare il concorso, non servono a formare un buon magistrato. I formativi tirocini presso gli uffici giudiziari, se ben svolti (e non si può sapere se e come e dove questo avviene), possono fornire una buona preparazione iniziale al futuro magistrato ma non preparano per le prove d’esame del concorso per la magistratura. La SSM interviene, in ogni caso, dopo l’ingresso in magistratura.

4. Inoltre, negli ultimi anni, verosimilmente per ridurre il numero di quelli che consegnano le prove, la scelta dei temi delle prove privilegia spesso questioni periferiche rispetto ai nuclei fondamentali della preparazione del giurista forense. Questo aumenta il rischio di scartare candidati dalla preparazione solida, ma spiazzati da un tema anomalo, e di favorire coloro che, in qualche modo, si sono trovati nella condizione di affrontare il tema anomalo, producendo una selezione deviante, ingiusta verso gli individui coinvolti e socialmente disfunzionale.

In generale - sia per la maggior durata del corso universitario, sia per la dilatazione temporale derivante dall’interpolarsi delle SPL nel sistema di accesso al concorso, sia per la reiterazione dei tentativi di superare la prova, avviene che - il concorso viene superato in un’età sensibilmente superiore a quella dei decenni scorsi (e pertanto per un numero di anni minore rispetto al passato sarà offerto alla società il frutto della preparazione acquisita) e una massa di laureati impiega anni, denaro e energie per approdare a un fallimento. E’ chiaro che questi meccanismi privilegiano chi beneficia di migliori condizioni economiche e di maggiori risorse temporali, magari accedendo alla magistratura dopo anni nei quali non svolto attività lavorativa, Ancora: gli anni, i denari e le energie trascorse per superare una selezione così congegnata non affinano sensibilmente la preparazione giuridica ma soltanto le tecniche e le nozioni utili per superare il concorso, diverse da quelle più specificamente utili per esercitare adeguatamente la giurisdizione.

4. Questo sistema irrazionale va cambiato perché influisce negativamente sulla qualità dei magistrati e della Giustizia. I magistrati hanno interesse a preoccuparsene e l’ANM ha il dovere di occuparsene.

Varie idee potrebbero svilupparsi al riguardo, ma sembra utile fissare (qui apoditticamente e in modo piuttosto succinto) alcuni punti, tenendo conto di quanto è ragionevole e concretamente fattibile modificare senza distruggere, anzi rivitalizzando le istituzioni già esistenti (SSPL e SSM).

In primo luogo, i piani di studio universitari devono delineare, nel secondo biennio, un percorso di formazione verso le professioni forensi distinto da altri percorsi, dando adeguato spazio a materie che dovrebbero costituire, anche più che nel passato, le basi metodologiche delle professioni forensi: l’ermeneutica giudiziaria, la logica e l’argomentazione giuridica, l’epistemologia giudiziaria, lo studio del diritto comparato entro i confini dell’Unione Europea. Occorre insegnare a padroneggiare le conseguenze di tecniche legislative imperniate sulla normazione ‘per principi’ oltre che ‘ per regole’ e del diritto giurisprudenziale.

La successiva formazione dei magistrati e degli avvocati va mantenuta comune all’interno delle SSP per poi diversificarsi attraverso distinti meccanismi di selezione che conducano i primi alla SSM e i secondi all’accesso alla Avvocatura. Quel che pare fondamentale è che si appronti un meccanismo di selezione dei magistrati non più imperniato sulla sfida/scommessa del concorso basato sulle prove attuali, ma che si sviluppi gradualmente lungo un percorso teorico-pratico pluriennale diretto verso la Scuola Superiore della Magistratura con l’apporto dell’Ordine Giudiziario, di quello Forense e dell’Università. Occorre un meccanismo di selezione graduale che - senza traumatismi - scarti gli inidonei e - nel tempo - selezioni i più adeguati, facendo così lievitare la cultura giudiziaria, e che potrebbe incentrarsi sui punti che seguono: una percentuale dei posti andrebbe riservata a quanti (da non pochi anni) e con collaudata esperienza (da valorizzare stabilizzandone il ruolo) svolgono concretamente attività giudiziaria come magistrati onorari (g.o.t e v.p.o.); l’accesso alle SPL dovrebbe avvenire mediante selezioni su base nazionale che assegnino, poi, a ogni singola SPL un numero di corsisti sostenibile che segua un percorso di formazione delineato secondo le direttive della SSM; l’accesso alla SSM dovrebbe avvenire mediante una ulteriore selezione nazionale dotando i corsisti di borse di studio o di analoghi meccanismi retributivi (come nella fase inziale della Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione) e munendo coloro che non superano il concorso finale di un titolo spendibile per i concorsi pubblici o per l’attività lavorativa privata.

Angelo Costanzo

1 S.Patti, Metodo e tendenze del diritto civile in Europa, in: Europa e diritto privato, fasc.3, 2011, p.647; N.Irti, La formazione del giurista, in: Rivista giuridica degli studenti dell’Università di Macerata, 2010), pp. 29-3. Sul tema i vari contributi raccolti in: C.Angelici (a cura di) La formazione del giurista: atti del Convegno, Roma, 2/7/2004. Milano, Giuffrè, 2005; La formazione del giurista nel 21° secolo: seminari dell'Istituto di esercitazioni giuridiche, a cura di Paola Olivelli, Macerata: EUM, 2009. Per una visione anche comparatistica del sistema italiano: M.A. Livingston, P.G.Montaneri, F.Parisi, The Italian Legal System. An Introduction, Second Edition, Stanford University Press, 2015

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