ISBN 978-88-548-2217-7 ISSN: 2036-5993 Registrazione: 18/09/2009 n.313 presso il Tribunale di Roma

Andrea Camilleri sia fatto magistrato ad honorem, subito

Andrea Camilleri sia fatto magistrato ad honorem, subito  di Andrea Apollonio

 La morte, si sa, segna la fine dell'esperienza umana e al contempo l'inizio di un processo di elaborazione del ricordo; nel caso di un intellettuale, di cristallizzazione dell'idea, di riflessione critica del pensiero; di proclamazione del genio.

   E proprio il giorno della morte di Andrea  Camilleri, e cioè il 17 luglio, da un lato viene aperta la discussione nelle aule parlamentari sui test psicologici per i magistrati, dall'altro sempre il Parlamento approva il c.d. "Codice Rosso" (provvedimento che, a me pare, ha come idea di fondo quella per cui la violenza di genere è causata anche dall'inerzia dei giudici - nulla di più falso). Due circostanze che, in forme diverse, segnalano la profonda sfiducia - per non dire avversione - del ceto politico dirigente nei confronti della magistratura. Mai, nell'intera storia repubblicana, storia oramai immemore dall'impegno, dai sacrifici, dagli olocausti e dai risultati raggiunti, sociali prima ancora che giuridici, questo corpo - che, per carità, ha da fare e sta facendo autocritica al suo interno - ha subito tanti attacchi, tutti concentrici, tutti rispondenti alla stessa opinione: il magistrato è uomo di potere, tanto da sentirsi al di sopra della legge, tanto da essere antropologicamente diverso dagli altri.

   Cosa c'entra Camilleri? C'entra eccome, perché l'intellettuale siciliano fin dall'inizio di questa operazione delegittimante (che parte da lontano) ha alzato la mano e col coraggio che l'ha sempre contraddistinto ha detto la sua: "Quando si dice che i giudici sono antropologicamente matti, diversi, Berlusconi dice una cosa vera. Perché bisogna essere matti come Falcone, Borsellino, Livatino, Chinnici e tanti altri eroi civili, per sacrificare la propria vita in nome della legalità. In questo i giudici sono diversi, per combattere la mafia hanno il coraggio di rischiare la vita. Spero che mi facciano giudice ad honorem, per condividere ed onorare questa diversità dei giudici". Qualcuno forse ricorderà questa sua frase, che all'epoca fece scalpore.

   Diciamoci subito, però, che Camilleri non è (stato) dalla parte dei magistrati, cioè di chi istituzionalmente opera nell'interesse generale per garantire l'uguaglianza sostanziale tra i cittadini (la legge, il diritto, sono cose che vengono persino dopo), soltanto perché è (stato) un uomo coltissimo, ché solo gli ignoranti, che non ne arrivano a comprendere la funzione sociale, possono attacare a prescindere la magistratura. Noi, che abbiamo adesso sott'occhio l'intera produzione di Camilleri, definitiva o quasi, per esempio non possiamo dimenticare come lui sia stato anzitutto uno storico, perché le sue prime produzioni letterarie riprendevano cronache siciliane importanti ma dimenticate sotto una coltre di polvere (che in Sicilia è più spessa che altrove); ed il suo primo esperimento letterario, datato 1984, è appunto "La strage dimenticata"; e ad eccezione dei Montalbano - per inciso: ridurre il suo genio alla creazione di questo personaggio, ancorché geniale, sarebbe gravemente offensivo - quasi tutti i suoi gialli sono ambientati in un tempo che non è più, con ricostruzioni meticolose, con rievocazione di fatti che andavano, più che ricordati, riscattati.

   Andrea Camilleri, storico prima ancora che scrittore, è (stato) dalla parte dei magistrati anche perché non c'è alcuna differenza di metodo tra l'attività del giudice e quella dello storico; "Il giudice e lo storico" è il titolo di un notissimo saggio di Piero Calamandrei, il quale sottolinea anche la comunanza di una certa onestà intellettuale - che nell'attività del giudice diventa dovere di imparzialità e terzietà. Il giudice - è detto ancora - è in fondo lo storico dell'attualità; e, d'altro verso, Andrea Camilleri negli ultimi mesi ha trattato l'attualità politica come un fatto storico. Il governo "giallo-verde" è in effetti un caso inedito e mai ancora visto nella lunga marcia della nostra democrazia e lui, mantenendone l'onestà intellettuale, per questo trattava da fatto storico alcune decisioni governative, ed in questa luce le commentava. L'avrebbe fatto fino a ieri l'altro, se ne avesse avuto la possibilità.

   Visti i tempi che corrono, visto il discredito che può essere contrastato solo con la serietà e l'impegno, e la superiorità intellettuale, è arrivato il momento di dare corso alla sua richiesta, al suo auspicio: cosicché, Andrea Camilleri sia fatto magistrato ad honorem, subito. 

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