ISBN 978-88-548-2217-7 ISSN: 2032-5993 Registrazione: 18/09/2009 n.313 presso il Tribunale di Roma

Principesse, regine e streghe (occhio agli spoiler)

Principesse, regine e streghe (occhio agli spoiler) di Morena Plazzi

E’ dal 17 aprile del 2011, dalla messa in onda del primo episodio della prima stagione del Trono di Spade (siamo quasi alla fine dell’ottava ed ultima) che assistiamo, pubblico sempre più vasto negli anni, al racconto violento, romantico, fantastico e magico della infinita guerra per la conquista della corona dei Sette Regni e del Trono di Spade.

A contendersi il trono sono oggi due Regine, Cersei Lannister e Daenaerys Targaryen, anche se oramai il Regno del Nord è principale preoccupazione di una terza, Lady Sansa e la tremenda battaglia contro il Re della notte ed i suoi guerrieri zombie è stata conclusa dal colpo letale della adolescente guerriera Lady Arya Stark.

Non è andata sempre così. Ai suoi esordi la storia ruotava attorno a troni e principati saldamente in mano a re e cavalieri, e molte presenze femminili parevano solo un bellissimo contorno; ma poi negli anni, ben otto anni, la trama ha valorizzato quelle ed anche altre figure femminili, estreme ma dominanti; ora si preparano alla resa dei conti finale. Quel mondo in questi anni è cambiato.

Non vado oltre, per quanto sia irresistibile l’attrazione per queste storie e soprattutto per questi personaggi, ma ho voluto iniziare da questo per parlare con un po’ di leggerezza di un argomento, genere e rappresentanza, quote e percentuali, che con il suo prevedibile andamento carsico si è riaffacciato in queste settimane sulla scena dei nostri gruppi associati.  

Curiosamente, parliamo di quote di genere, di chance e/o di risultato ogni volta che ci avviciniamo a qualche appuntamento elettorale e non c’è dubbio che chi ha portato avanti per anni questi temi all’interno della  magistratura associata debba rivendicare con orgoglio gli effetti positivi che l’inserimento delle quote di genere nello statuto dell’A.N.M. e di alcuni dei gruppi ha prodotto proprio in occasione della scelta delle nuove rappresentanze.

Basta questo per dirci soddisfatti? E’ questa l’unica strada da proseguire e percorrere in questi tempi? Siamo in grado di adattare la trama della nostra presenza maschile/femminile nelle sedi della rappresentanza associata a come è diventata la magistratura oggi?

E’ scontato che io non sia qui a  dare risposte, anzi sono la prima a farmi molte domande quando mi rendo conto, con qualche preoccupazione, che il modo ed i tempi con i quali noi magistrate riusciamo ad intervenire nelle realtà associative, in ANM e nei gruppi che la compongono, non sembrano risentire positivamente del rovesciamento di percentuali di presenza femminile in magistratura[1] e non sembrano, diversamente da quanto accade nelle storie di fantasy, recepire e valorizzare un cambiamento che da ben più di soli otto anni caratterizza la nostra realtà lavorativa.

La composizione della magistratura, oggi, vede una base costituita, nelle prime fasce di anzianità, da prevalente presenza femminile. L’età media delle donne magistrato, entrate in numero sempre maggiore negli ultimi anni, è più bassa di quella degli uomini.

Eppure nel dibattito che in pochi giorni si è acceso su alcune mailing list e che vedeva rifiorire l’interesse al rispetto di quote di genere e rappresentanza abbiamo registrato gli interventi di magistrati, uomini e donne, che anche nel contrapporsi delle idee avevano un preciso tratto comune: una certa anzianità, di ruolo ed anagrafica. 

Abbiamo rivolto, negli anni passati, grande impegno e sforzo innovativo per raggiungere il risultato di cui ancora adesso discutiamo, lamentando ancora effetti insoddisfacenti, ma possiamo dire, come singoli e come gruppi, d’aver messo la stessa volontà e una reale capacità d’ideazione per superare gli ostacoli che oggi come anni fa rendono più accidentato, rispetto ai loro coetanei, l’accesso delle giovani magistrate, seppur ormai maggioranza, ai luoghi ed alle esperienze che formano un percorso di crescita in un gruppo associato?

Se scrivo queste righe è perché sono convinta che sia il momento di pensare laicamente alle quote di genere così come inserite nello statuto dell'ANM e dei nostri gruppi[2] come ad un traguardo acquisito che ci consente di rivolgere ora la nostra piena attenzione ad altri più sostanziosi argomenti anticipando, se possibile, una evoluzione della magistratura che già è in atto ma che, ora più che mai, ha bisogno di trovare nuovi motivi di coesione piuttosto che di contrasto.

Potremmo, in primo luogo, superare il pregiudizio di chi tuttora vede nelle quote di genere una sorta di compensazione per tutte quelle volte che, per fare altro, abbiamo lasciato un po’ prima della fine un convegno, abbiamo rinunciato ad una bella iniziativa fuori sede e ci siamo fatte da parte. Dovremmo superare l’idea che  con i numeri e la percentuale di candidate ed elette si esaurisca il tema della rappresentanza a prescindere da specifici contenuti e scopi, conoscenze e ruoli, realistica valutazione delle esigenze della comunità che rappresentiamo.

Potremmo occuparci, ad esempio, delle ragioni per le quali per molte donne, fin dai primi anni di lavoro, è così difficile farsi avanti, autopromuoversi ma anche aiutarsi e creare legami costruttivi in un contesto associativo e quindi chiederci se gli argomenti che trattiamo o il modo in cui amministriamo i nostri uffici possano essere strumenti per facilitare una migliore partecipazione di tutti.  

Potremmo poi concentrarci maggiormente su proposte e temi sui quali una nuova base della magistratura sia spinta a dare il proprio contributo ideale e di impegno con un sostanziale superamento delle contrapposizioni di genere ed una reale condivisione delle scelte più efficaci in relazione al risultato da raggiungere. Anche a Westeros alleanze e primi cavalieri cambiano secondo la necessità, del resto..

Potremmo cominciare a pensarci e confrontarci davvero come uguali.

[1] Di facile consultazione, anche se non aggiornatissimi, alcuni documenti nella sezione Comitato Pari opportunità in magistratura sulla pagina web del  CSM  al link che segue:

 https://www.csm.it/web/csm-internet/pari-opportunita/atti-e-documenti-sulle-politiche-di-genere/documenti-vari

[2] In realtà non ne ho trovato traccia nello statuto di Magistratura Indipendente e nell’atto costitutivo di Autonomia ed Indipendenza mentre nello statuto di UNICOST si trova – art.8 – l’impegno del Comitato di Coordinamento a designare almeno il 40% per genere quanto a candidature al CDC  e promuovere candidature di entrambi i generi al CSM

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