di Angelo COSTANZO

Una Associazione rappresentativa di una categoria peculiarmente caratterizzata da rilevanza istituzionale non può (se non vuole snaturarsi) trascurare temi che sono essenziali, anche se esuberanti rispetto alle aspirazioni elettorali al suo interno.

Ne esistono diversi. Per concretezza, mi concentrerò su due certamente attuali: a) la riforma della magistratura onoraria; b) il prossimo concorso per magistratura.



1. La Magistratura onoraria. Il buon andamento della Giustizia e le giuste aspettative dei magistrati onorari di lunga esperienza

AREA Democratica per la Giustizia ribadisce la necessità è consapevole che la magistratura onoraria costituisce una risorsa centrale nel sistema della Giustizia. Questo significa che senza la magistratura onoraria l’amministrazione della Giustizia non funziona e che se le risorse (le persone) che la compongono sono trattate in modo inadeguato si producono effetti negativi per tutti.

L’intelligente intervento di Claudio Castelli sulla riforma in gestazione può costituire una ragionevole base per prossime concrete proposte.

La magistratura onoraria va considerata nelle sue diverse componenti: le condizioni che riguardano i giudici di pace sono differenti da quelle che valgono per gli altri magistrati onorari. All’interno di questa seconda categoria la situazione del vice procuratori onorari presenta profili distinti rispetto a quelli che valgono per i giudici onorari di Tribunale.

I vice procuratori onorari sono semplicemente indispensabili per il funzionamento di molte Procure (ancor più di quelle piccole, in molte sedi esposte a periodiche devastanti carenze di organico) per garantire lo svolgimento delle udienze e le indagini sui reati minori. Il ruolo dei giudici onorari dei tribunali (come pure dei giudici di pace) potrebbe anche essere rivisitato nell’ambito di una nuova concezione dell’ufficio del processo.

Inoltre, fra i magistrati onorari esistono professionisti che da decenni ormai sono funzionari della giurisdizione, che hanno maturato competenze e esperienze superiori (per la natura delle cose) a quelle di un magistrato togato di nuova nomina. Le previsioni normative in cantiere finirebbero per espungerli dalla amministrazione della Giustizia e si risolverebbero in una riduzione dell’organico reale della magistratura. Sarebbe un ingiusto danno per loro e per l’amministrazione trattarli allo stesso modo di quelli che accederanno nei prossimi anni. Ha ragione Castelli: è necessaria una “netta separazione del trattamento tra i giudici onorari e i e procuratori onorari già in funzione, che hanno già maturato un congruo periodo di permanenza e quelli di nuovo accesso. I primi, oltre ad avere prestato per oltre un decennio la loro opera, si sono creati un affidamento di permanenza e potrebbero tranquillamente proseguire sino al pensionamento (vicino per molti)”. Si tratterebbe di “Una misura transitoria che non sarebbe una stabilizzazione, ma una razionalizzazione a esaurimento dell'esistente”. Ovviamente sarebbe doveroso assicurare loro un dignitoso compenso e previdenza e assistenza. Questo consentirebbe agli uffici giudiziari di continuare a funzionare durante il passaggio verso il nuovo regime – un passaggi oche durerà anni - e di evitare il contenzioso europeo.

2. La selezione dei nuovi magistrati. I temi ai concorsi per la magistratura negli ultimi anni

Una questione che dovrà essere seriamente trattata prossimamente riguarda la selezione dei nuovi magistrati. Andrà trattata in maniera sistematica e per qualche spunto, segnalo su Giustizia insieme l’Introduzione di Carlo Sabatini al seminario di Area di Taranto del 7/8 aprile 2017 su I giovani magistrati e la formazione e anche il mio Formazione giuridica e selezione dei magistrati.

Ma per considerazioni immediatamente spendibili (almeno per la persuasione morale dei componenti della commissione d’esame del prossimo concorso) segnalo l’analisi di Giuliano Scarselli (Università di Siena) su Questione giustizia dal titolo Riflessione sul concorso e la tipologia di magistrato selezionato. Emerge che i temi hanno ad oggetto oggi una complessità un tempo inesistente e impongono la trattazione di questioni assai specifiche e a volte marginali, rispetto alle tematiche giuridiche generali che nei primi tempi venivano assegnate ai candidati (…) tendono oggi, rispetto al passato, ad astrarsi da quello che sarà poi il lavoro del magistrato, ovvero hanno ad oggetto temi che difficilmente potranno essere oggetto di trattazione e decisione per un magistrato ordinario di un normale tribunale della nostra penisola”. L’effetto è quello di imporre ai candidati “uno studio a tappeto su tutto, perché tutto, indistintamente, potrebbe per loro essere oggetto di concorso (…) uno studio astratto ed avulso dal mondo del lavoro, ovvero uno studio che non si coordina, o non si coordina se non in casi assolutamente rari e sporadici, con la vita concreta della funzione giurisdizionale”. Ne derivano due conseguenze: “lo studio diventa al tempo stesso mnemonico e astratto e “i testi sui quali i candidati devono prepararsi” si trasformano “in manuali infiniti, pieni solo di tanti dati da assimilare, spesso senza ordine e criterio logico.

Concordo con Scarselli: la formazione (peraltro, di recente ridotta da 18 a 12 mesi) ad un anno) fornita dalla Scuola superiore della magistratura, non può prescindere dalla selezione. È evidente che i modi del reclutamento dei magistrati interessano tutti: “un magistrato non deve necessariamente conoscere e sapere tutto ma solo avere gli strumenti tecnici e culturali per risolvere le questioni giuridiche che possono porsi alla sua attenzione (…) deve avere senso pratico” e “tanto più l’approccio dei dati è passivo e mnemonico, tanto più vi è il rischio che il soggetto che risolve le questioni lo faccia in modo astratto, e dia soluzioni giuridiche alla stessa stregua di come si postulano i teoremi di geometria”.

In conclusione, è auspicabile che già con il prossimo concorso, i temi abbiano carattere meno specifico e settoriale per consentire ai candidati di potere dimostrare non tanto le conoscenze memorizzate ma la loro competenza giuridica. Forse i commissari d’esame si troveranno a dovere correggere qualche tema in più. Ma, in compenso, avranno la soddisfazione di effettuare una selezione più adeguata.

 

Angelo Costanzo

 

 


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